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Ko lo straordinario fuori busta

Lo straordinario fuori busta è punito con una sola sanzione se è stato calcolato in misura corretta. Si applica cioè la sanzione per mancata indicazione sul cedolino (da 125 a 770 euro). Se invece risulta che, oltre a essere stato erogato fuori busta, è stato calcolato in misura inferiore allora le sanzioni sono due. A quella per mancata indicazione sul cedolino si aggiunge la sanzione per errata determinazione (da 25 a 154 euro). Lo precisa il ministero del lavoro nella nota protocollo n. 2642/2014.

Quesito. La direzione regionale del Veneto ha chiesto di sapere quali sanzioni siano applicabili nel caso dell’erogazione di straordinari «fuori busta», cioè in nero parallelamente a erogazioni «in busta» della retribuzione. In particolare il dubbio della Drl è se in questi casi debba essere applicata una sola o entrambe le sanzioni previste dall’art. 5, comma 5, del dlgs n. 66/2003 in materia di orario di lavoro e dagli artt. 1 e 3 della legge n. 4/1953 in materia di busta paga (si veda tabella).

I chiarimenti. La questione è, dunque, verificare la ricorrenza del principio di specialità previsto dall’art. 9 della legge n. 689/1981 (modifiche al sistema penale), in virtù del quale quando per una stessa violazione sono previste una pluralità di sanzioni amministrative si applica la disposizione speciale. In altre parole, spiega il ministero, di tratta di verificare se ricorre il requisito di ‘specialità’ per una delle due sanzioni in confronto all’altra.

La prima sanzione (art. 5, comma 5, del dlgs n. 66/2003) è prevista qualora si ometta di computare «a parte» il lavoro straordinario e/o qualora lo stesso non risulti corrispondente alle «maggiorazioni retributive previste dai contratti collettivi di lavoro». Le sanzioni previste dalla legge n. 4/1953, invece, fanno riferimento alle violazioni relative alla consegna di un cedolino paga «infedele» e che non dia conto delle «singole trattenute».

Secondo il ministero, inoltre, in relazione alle finalità delle due sanzioni, mentre quella del 2003 vuole consentire al lavoratore una verifica sia sulle ore di lavoro straordinario effettivamente svolto che sulla retribuzione dello stesso secondo i parametri della contrattazione collettiva, la sanzione del 1953 vuole consentire una verifica su tutta la retribuzione e sulle trattenute effettuate. Inoltre, la disciplina del 2003, indicando un obbligo di computabilità «a parte» del lavoro straordinario, sembra evidentemente presupporre che lo stesso sia stato comunque «computato» nel totale della retribuzione corrisposta. Pertanto, conclude il ministero, la condotta appare più grave nel momento in cui le maggiorazioni non siano state neanche computate nell’ambito del totale retributivo corrisposto, il che comporta l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge n. 4/1953 non a caso più severe rispetto a quelle legate alla violazione dell’art. 5, comma 5, del dlgs n. 66/2003.

In conclusione nell’ipotesi di straordinari fuori busta è corretta l’applicazione della sanzione prevista dalla legge n. 4/1953, mentre deve essere verificata l’applicabilità della sanzione del dlgs n. 66/2003 in relazione alla residua illiceità della condotta, con particolare riferimento alla corresponsione di maggiorazioni retributive inferiori a quelle comunque previste dai contratti collettive. In altre parole, trova sempre applicazione la sanzione della legge n. 4/1953 e, in caso di corresponsione di importi per lavoro straordinario (per quanto «fuori busta») inferiori alla misura prevista dalla contrattazione collettiva, e solo in questo caso, trova applicazione anche la sanzione del dlgs n. 66/2003.

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