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Ko la revocatoria

Dietrofront della Cassazione sulla revocatoria fallimentare. Infatti, le scritture contabili non possono essere usate dal curatore come prova del pagamento. La speciale efficacia probatoria conferita ai libri della società dall’articolo 2710 del codice civile vale solo fra imprenditori.

È quanto affermato dalla Suprema corte che, con la sentenza n. 11017 del 9 maggio 2013, ha rimeditato un consolidato orientamento.

Quindi la prima sezione civile ha disatteso le motivazioni contenute nella sentenza n. 28299 del 2005 e con la quale i Supremi giudici avevano sostenuto che l’articolo 2710 c.c. fosse applicabile anche al curatore. In sentenza gli Ermellini affermano espressamente che non è percorribile l’iter motivazionale fatto valere nella pronuncia del 2005, non giustificandosi, alla stregua della formulazione letterale dell’art. 2710 c.c., la scissione tra il rapporto, facente capo all’ imprenditore, ed il rapporto azionato dalla curatela, che agisce in revocatoria come terzo. La norma infatti individua l’ambito applicativo della speciale disciplina probatoria nel riferimento, necessariamente collegato, all’ imprenditore ed al rapporto d’impresa.

Questa nuova interpretazione è fra l’altro coerente con la giurisprudenza che, in caso di ammissione al passivo, nel quale il curatore è parimenti terzo, non riconosce all’imprenditore la possibilità di avvalersi della speciale efficacia probatoria dell’art. 2710 c.c. nel giudizio di opposizione allo stato passivo.

In altri termini, chiarisce ancora il Collegio in risposta al secondo motivo del ricorso presentato dal fallimento, non applicandosi l’art.2710 c.c., che come già rilevato, costituisce norma speciale, in deroga al generale principio per cui i documenti provenienti da una parte non fanno prova a favore della stessa, le scritture contabili non assumono alcuna valenza probatoria a favore della curatela (e la stessa efficacia probatoria attribuita dall’art. 2710 c.c. non costituisce prova legale, può essere contrastata dalla controparte con mezzi contrari, specifiche argomentazioni e deduzioni, la cui valutazione spetta al giudice del merito. La vicenda riguarda una società che aveva fatto un pagamento a un fornitore di oltre 9 mila euro. Somma regolarmente annotata nel libro giornale. Di lì a poco l’azienda era fallita. Per questo il curatore aveva esercitato azione revocatoria per ottenere la restituzione del prezzo delle merci corrisposto. M il Tribunale ha dato risposta negativa e il verdetto è stato confermato anche in secondo grado. Ora la Cassazione l’ha reso definitivo.

Anche la Procura generale della Suprema corte ha chiesto in udienza di respingere il ricorso della curatela fallimentare e quindi di bocciare la revocatoria.

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