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Katainen: Jobs act equo per i giovani, aiuterà le assunzioni

Il vicepresidente della Commissione Ue, Jyrki Katainen in visita a Roma promuove le riforme del Governo: il Jobs act è equo per i giovani, aiuterà le assunzioni. In serata l’incontro privato con il presidente di Confidustria, Giorgio Squinzi.

L’apprezzamento per il percorso di riforme «importanti e giuste» intrapreso dal governo è esplicito. Prima nel corso dell’audizione in Parlamento, più tardi in conferenza stampa, il vicepresidente della Commissione Ue, Jyrki Katainen si dice convinto che le riforme aumenteranno la competitività. È il caso della giustizia civile e del mercato del lavoro. «Il Jobs act aiuterà le assunzioni e darà più equità per i giovani», mentre la riforma della giustizia civile «avrà certamente un impatto positivo per creare un ambiente favorevole alle imprese e che attiverà investimenti sostenibili».
Katainen è in Italia per una due giorni fitta di incontri. Un road show che toccherà tutti i paesi europei. Obiettivo: illustrare contenuti e opportunità del piano di investimenti strategici da 315 miliardi proposto dalla Commissione Ue. «L’Italia ha l’opportunità di far affluire investimenti in settori dell’economia dove crescita e occupazione sono più necessarie». Progetti diretti a ottenere il capitale di rischio «necessario per le Pmi». In tale contesto, le riforme sono di «importanza cruciale per il successo della nostra iniziativa». Katainen ritiene possibile che l’Italia sfrutti la «nuova clausola di flessibilità» prevista da Bruxelles. Nessuna richiesta di manovra bis a marzo? «Bisogna attendere le nuove previsioni di primavera. Non abbiamo ancora i numeri».
Vi sono stati dissensi all’interno della Commissione? Se il piano Juncker fallisce, è previsto un piano B? Katainen non si sottrae alle domande dei giornalisti: la decisione sulla «nuova flessibilità» è stata assunta all’unanimità «anche se ovviamente c’è stato un dibattito con molte domande», e non esiste alcun piano B. Di certo è mutato l’atteggiamento politico. Una svolta imposta, «perché i tempi sono mutati». Due anni fa, la priorità era recuperare la fiducia dei mercati e rafforzare le finanze pubbliche. «Oggi non c’è più panico e si può cominciare a ripensare il futuro».
Il road show per le capitali europee punta prima di tutto a tastare il polso dei paesi membri sulla partecipazione con contributi propri al Fondo europeo (Efsi), che parte con un capitale iniziale di 21 miliardi. Decisivo l’apporto dei capitali privati, «che vanno mobilitati il più possibile». Come anticipato nel colloquio con il Sole24Ore pubblicato ieri, la mission di Katainen è spiegare che il Fondo si impegnerà in prestiti «più rischiosi rispetto a quelli offerti finora dalla Bei, in particolare a favore delle Pmi». E in conferenza stampa aggiunge che il Fondo funzionerà se sostenuto da un rapido ed efficace rafforzamento del mercato unico. In poche parole, il piano sugli investimenti «non è la bacchetta magica» per risolvere i problemi del vecchio continente. E tuttavia rappresenta un’importante opportunità per avviare finalmente un nuovo corso all’insegna del sostegno alla domanda. Temi che la presidenza italiana del semestre Ue ha posto al centro dell’agenda. «Un’insistenza molto utile, apprezzata e accolta dalla Commissione». Per Katainen, che nel pomeriggio ha visitato lo stabilimento Thales Alenia Space, ed ha incontrato privatamente il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi nella sede di Via Veneto, gran parte delle «medicine» per creare lavoro sono nella disponibilità dei governi nazionali. «Se mi chiedete come le aziende italiane possano competere, rispetto alle aziende svizzere perché la tassazione è più alta, questo è un tipico esempio di competenza nazionale». Katainen ne ha avuto conferma diretta nel corso del colloquio con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: il governo italiano non ha ancora deciso se aderire o meno al fondo. Va bene il piano Juncker – questa in sintesi la posizione del Mef – ma occorre chiarire gli aspetti non secondari relativi al “ritorno” in termini economici e finanziari dell’investimento nazionale, considerato peraltro che si tratterebbe di nuovo debito. Per Padoan il lavoro di promozione condotto da Katainen è importante «perché realizza la svolta sugli investimenti che costituisce un pilastro fondamentale per realizzare l’agenda di lungo periodo proposta dall’Italia». «Abbiamo confermato al vicepresidente – ha aggiunto il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi – tutta la nostra soddisfazione per i primi atti politici della Commissione».

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