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Kairos lancia il primo Eltif

Kairos, sfruttando il lungo track record negli investimenti in small e medium cap italiane, vuole avvicinare il mondo delle Pmi quotate e non al risparmio privato cogliendo l’opportunità dei Pir alternativi con il lancio del suo primo Eltif (KAIS Renaissance), da oggi in sottoscrizione.

«Siamo convinti che con i Pir alternativi si possa intervenire su quella mancanza cronica di accesso al mercato dei capitali che oggi coinvolge il mondo delle Pmi italiane, sia lato credito sia equity», sottolinea Rocco Bove, a capo della divisione di Fixed Income che con il collega Massimo Trabattoni per la parte azionaria, gestirà il prodotto. Non è un caso che la filosofia del progetto ruoti intorno all’idea di costruire un ponte tra la finanza e le imprese per alimentare un vero e proprio circolo virtuoso, rafforzato e reso solido da un orizzonte temporale di medio-lungo termine che renda consistente il processo di generazione di valore. «La natura ibrida del prodotto – aggiunge Bove – ben si concilia con l’interesse di molti investitori (privati e istituzionali) interessati a diversificare in questa asset class, compatibilmente con un profilo di rischio più alto e con lungo orizzonte temporale». Lo strumento (Fondo di investimento alternativo chiuso non riservato) investe in Pmi con interessanti prospettive di crescita, in particolare società italiane non quotate o quotate, ed è uno dei primi Pir alternativi autorizzati sul mercato, sottoscrivibile (soglia minima 30mila euro) fino al 31 dicembre 2020 con l’obiettivo di offrire ai risparmiatori italiani (non solo clienti di Kairos e/o quelli dell’orbita Julius Baer) l’opportunità di investire in attività finanziarie azionaria e obbligazionaria direttamente legate al tessuto imprenditoriale del nostro paese, beneficiando delle agevolazioni fiscali previste dal Decreto Rilancio.

Nel radar dell’Eltif ci sono aziende con una capitalizzazione inferiore ai 500 milioni; la porzione di portafoglio non quotata, nel limite massimo del 25%, sarà investita in operazioni riconducibili a obbligazioni convertibili o con warrant, club deal, pre-Ipo e private equity, compatibilmente con la durata del fondo prevista per 6 anni, prorogabile sino a 8.

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