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Junk bond da record, superati i livelli toccati prima della crisi

La crisi finanziaria sembra un lontano ricordo, almeno negli Usa. Nonostante anni di predicato ritorno alla sobrietà per il settore bancario e finanziario, caduti sotto il peso dei mutui subprime e della bancarotta della Lehman Brothers, ora si torna ad acquistare a piene mani titoli ad alto rischio. È il caso dei junk bund o high yield, i titoli spazzatura che hanno superato i livello di emissione visto prima della crisi scoppiata nel 2007 e ore puntano a mille miliardi di dollari entro la fine dell’anno.
C’è chi parla di bolla speculativa, chi di un abbassamento degli standard di sicurezza previsti per questa tipologia di strumenti potenzialmente rischiosi. Sta di fatto che ormai tutti gli emittenti indistintamente, dalla catena internazionale di alberghi Hilton Worldwide al produttore di carbone Peabody Energy, hanno finora collocato bond per 837 miliardi di dollari più dell’intero ammontare del 2012 che era stato di 642,3 miliardi di dollari, lontano dai minimi di 161,5 miliardi del 2008 in piena crisi finanziaria e vicino al di 899,1 miliardi del 2007.
Il boom è stato indotto sia dagli emittenti che dai sottoscrittori, rassicurati dai bassi tassi di default lontani dalla media e dal tentativo di approfittare del costo del denaro quasi allo zero sostenuto dalla politica monetaria della Federal Reserve: il rubinetto della liquidità non va, quindi, soltanto verso gli istituti di credito, ma anche verso le aziende attraverso l’emissione di titoli obbligazionari diventati l’alternativa al canale bancario.
Una bolla di liquidità a cui qualcuno comincia a mettere in guardia: «È il momento di essere cauti», avverte Gary Herbert fund manager dell’americana Brandywine Global investment. Lo stesso chief executive officer del colosso BlackRock, Laurence Fink qualche giorno fa ha osservato come la Fed stia contribuendo a creare la bolla sul mercato, aggiungendo che il debito corporate non è avulso da questi rischi. I flussi di liquidità si indirizzano verso tutte le categorie di prestiti: dai prestiti non bancari come gli hedge fund con una raccolta salita a 571 miliardi di dollari da 369 miliardi, secondo i dati di Bloomberg. Inoltre, più dell’80% dei prestiti istituzionali sono stati utilizzati per allungare le scadenze o ridurre il costo del prestito. Il rendimento medio del debito è sceso al 4,81% ben lontano dall’11,77% toccato dopo lo scoppio della crisi della Lehman, dell’ottobre 2008. In calo anche il corto per proteggersi contro il rischio default sia nel caso di titoli high yield sia investment grade. Il punto di svolta potrebbe arrivare dalla decisione della Fed di ridurre l’acquisto di bond da 85 miliardi di dollari al mese, una scelta a cui la più esposta al rischio è proprio l’asset class high yield. Il mercato è avvertito.

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