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Juncker: mi fido di Renzi, non mi deluderà

«Mi fido di Renzi, non mi deluderà», dice il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker alla fine del Consiglio europeo. È l’endorsement più forte e chiaro che il premier italiano riceve a Bruxelles dopo l’ultimo summit del semestre a guida italiana che secondo lo stesso Renzi «lascia in eredità crescita, non solo austerità». Sui conti pubblici Juncker ricorda di aver ricevuto dal Governo italiano una lettera con cui si impegna a fare le riforme strutturali. «A inizio marzo vedremo – precisa – ma ho piena fiducia nel primo ministro italiano che sono certo non mi deluderà». Renzi appare soddisfatto, scambia pure qualche battuta con Juncker in conferenza stampa e sottolinea come «il riferimento alla flessibilità nel comunicato finale del Consiglio va benissimo perché richiama con chiarezza il parere della Commissione sull’intrerpretazione favorevole allo scomputo dal Patto di stabilità dei contributi al Fondo per gli investimenti e respinge la tesi che voleva cancellare lo scomputo dal Patto». Renzi lo ha definito «un piccolo passo per l’Italia, grande per l’Europa».
Scambio di favori anche se il cammino è ancora lungo e se ieri al Consiglio Ue, ultimo della presidenza italiana, è stata posta la prima pietra del piano Juncker da 315 miliardi di euro per riattivare il ciclo degli investimenti, il vero confronto-scontro sui margini di flessibilità ed ossia lo stralcio dal Patto di stabilità oltre che dei fondi in conto capitale per il Fondo strategico anche della quota nazionale di cofinanziamento è rimandato a febbraio. Solo allora la Commissione avrà reso noto il documento (ancora top secret) sulla flessibilità che il commissario Dombrovskis sta mettendo a punto e sarà chiara l’esatta composizione del board del Fondo strategico, chi ne farà parte, chi saranno i valutatori e come verranno scelti i progetti da finanziare. Rinviata quindi a quel momento ogni decisione su contributi degli Stati membri al Fondo e su un eventuale nuovo scontro tra Italia e Germania sull’utilizzo dei margini di flessibilità esistenti a regole vigenti. Tema al centro, negli ultimi mesi, anche di qualche polemico botta e risposta tra Renzi e il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker secondo il quale l’Italia avrebbe già ottenuto più del dovuto sul fronte della flessibilità.
Ma ieri, ultimo vertice con Renzi presidente, tutti si sono affrettati a concedere l’onore delle armi al presidente di turno uscente a cominciare dal capo dell’esecutivo Ue. In un’intervista a Sky Tg24 Juncker ha smentito per l’ennesima volta di essere a capo di una banda di burocrati (vecchio tema di polemica con Renzi) e ha ricordato che a Italia e Francia è stato dato più tempo per rimettere a posto i conti pubblici anche contro il parere di altri Paesi più rigoristi. «In questo semestre – ha osservato Juncker – la Ue ha cambiato testa e la Commissione ha stabilito un triangolo tra consolidamento dei conti, riforme e investimenti». Quanto a Renzi il presidente della Commissione ha giudicato con piacere l’azione del governo Renzi che «ha cambiato le cose in Italia e contribuito a cambiarle in Ue, ma non si può cambiare tutto in soli sei mesi». Le riforme strutturali, secondo Juncker, vanno al di là della sola riforma del mercato del lavoro ma «Renzi è il primo premier che non fa marcia indietro di fronte all’opposizione di quelli che non vogliono cambiare nulla».

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