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Juncker: il voto di Londra aumenta il rischio di una Brexit senza accordo

Come prevedibile l’establishment comunitario ha respinto la richiesta britannica di rivedere l’accordo di divorzio, e in particolare il paracadute irlandese che deve servire a evitare il ritorno di un confine tra le due Irlande. L’intesa non può essere oggetto di nuovo negoziato, ha ribadito il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Non passa giorno ormai senza che un paese membro o lo stesso esecutivo comunitario annuncino nuovi preparativi in vista di una hard Brexit.
Parlando ieri davanti al Parlamento europeo, il presidente Juncker ha avvertito che il voto di martedì a Westminster «ha aumentato il rischio di una uscita disordinata del Regno Unito dall’Unione». Ha aggiunto che i Ventisette devono prepararsi «a tutti gli scenari, compreso il peggiore». Ha ripetuto dal canto suo il capo-negoziatore Michel Barnier: «Per noi l’accordo di recesso è e resta l’unico, il migliore per garantire un’uscita ordinata del Regno Unito dall’Unione».
Lo stesso aveva detto poche ore prima il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk per bocca di un suo portavoce e a nome dei Ventisette. In un voto martedì sera a Westminster i deputati britannici hanno chiesto alla premier Theresa May di riaprire l’intesa di divorzio negoziata negli ultimi due anni tra Londra e Bruxelles, e che avevano bocciato il 22 gennaio scorso. Nel contempo si sono espressi contro una hard Brexit, ossia una Brexit disordinata, senza accordo. Da mesi la questione del paracadute irlandese è il pomo della discordia tra Bruxelles e Londra. Prevede che dopo la fine del periodo transitorio, fissata per il 31 dicembre 2020, pur di evitare il ritorno di una frontiera fisica tra le due Irlande, la Gran Bretagna faccia parte dell’unione doganale in attesa che un accordo di partenariato regolamenti il rapporto tra il Regno Unito e l’Unione europea. Il partito conservatore è contrario a questa ipotesi e chiede come minimo una scadenza al cosiddetto backstop.
I Ventisette sono aperti ad altre soluzioni, ma in questi anni di trattative non sono state trovate alternative. La loro non è ottusità. Sono impegnati strenuamente nel difendere l’integrità del mercato unico e gli interessi dell’Unione europea. «Nessun paracadute potrà mai essere sicuro se è a tempo determinato», ha precisato il presidente Juncker. Qui a Bruxelles si prevede che la signora May torni in città già questa settimana. La Camera dei Comuni voterà il prossimo 13 febbraio su un nuovo eventuale accordo di divorzio.
In questo contesto, il rischio di hard Brexit è visibilmente aumentato. Pubblicamente, alcuni dirigenti nazionali non l’escludono più, anzi lo preferiscono a una perdurante incertezza. «Sono ottimista di natura», cosa che «mi porta a credere che ci sarà un accordo con il Regno Unito», ha spiegato in Parlamento lo stesso presidente Juncker. «Lavoreremo giorno e notte per farlo accadere; e comunque per assicurare che siamo pronti in caso contrario». Ancora ieri Bruxelles ha proposto che gli studenti europei sui due lati della Manica possano terminare il loro periodo di studio, anche in occasione di una hard Brexit.

Beda Romano

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