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Juncker: sia retroattiva la ricapitalizzazione Esm

L’idea di consentire la ricapitalizzazione diretta delle banche in crisi da parte del fondo europeo Esm è al centro di nuove accese trattative tra i Paesi della zona euro. Come ciò potrà avvenire è ancora una questione aperta. Lo sguardo corre alla Spagna, all’Irlanda, a Cipro, Paesi che hanno settori creditizi molto fragili e le cui esigenze hanno ricevuto ieri il sostegno del presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker e del presidente della Commissione José Manuel Barroso.
«Esortiamo i Paesi a essere fedeli allo spirito e al testo dell’accordo raggiunto in giugno», ha detto ieri a Dublino Barroso, inaugurando la presidenza irlandese dell’Unione. «La diretta ricapitalizzazione delle banche in crisi deve consentire di spezzare il più rapidamente possibile il circolo vizioso tra bilanci bancari e bilanci sovrani». Senza dirlo esplicitamente, il presidente della Commissione ha dato il suo appoggio a una interpretazione estensiva dell’intesa.
Nel giugno dell’anno scorso il consiglio europeo aveva deciso che una volta creata una vigilanza creditizia unica le banche in crisi sarebbero state ricapitalizzate direttamente dall’Esm, senza pesare sui bilanci nazionali. L’accordo prevedeva che anche l’Irlanda potesse godere retroattivamente in un modo o nell’altro di questa possibilità. In dicembre, i 27 hanno trovato una intesa sul trasferimento della sorveglianza creditizia dagli Stati membri alla Banca centrale europea entro il 2014.
Mancano ancora vari dettagli tecnici, tra cui la questione delle legacy assets. Alcuni Paesi – tra cui Olanda e Finlandia – non vogliono che la ricapitalizzazione riguardi le attività precedenti la vigilanza unica. L’Irlanda teme quindi di essere tagliata fuori da questa possibilità. Sulla questione ha preso posizione anche Juncker davanti al Parlamento europeo a Bruxelles: «Credo che sia necessario assicurare una certa retroattività al meccanismo, altrimenti questo perde gran parte del suo senso».
In questi anni, l’Irlanda ha ricapitalizzato i propri istituti di credito per un totale pari al 40% del suo prodotto interno lordo, prendendo soldi in prestito anche dalla Bce. Mancava ai tempi un paracadute europeo con il quale aiutare le banche in crisi. Il risultato è che il debito irlandese salirà nel 2013 al 122% del Pil, dal 24,8% del 2007. Dublino vuole alleviare i suoi oneri finanziari e sta anche negoziando con la Bce una (difficile) revisione delle condizioni del prestito ricevuto nel 2010.
Sul fronte economico, ieri Juncker, che spererebbe secondo alcuni di presiedere un giorno il Consiglio europeo, ha sottolineato la «drammatica» disoccupazione europea. «Abbiamo bisogno di una base di diritti sociali per i lavoratori, tra cui naturalmente un aspetto essenziale: un salario minimo obbligatorio in tutti i Paesi della zona euro. Altrimenti rischiamo di perdere il sostegno della classe operaia», ha detto il lussemburghese, citando Karl Marx. L’idea di un salario minimo europeo è antica, ma finora mai decollata.
Quanto alle prossime nomine europee, Juncker ha rivelato che a guidare il futuro consiglio di vigilanza bancaria sarà una signora francese. In ballo è Danièle Nouy, segretario generale dell’agenzia francese per il controllo prudenziale. L’uomo politico ha anche confermato indirettamente che il suo successore alla guida dell’Eurogruppo dovrebbe essere il ministro delle Finanze olandese Jeroen Dijsselbloem, che sarà chiamato a negoziare tra le altre cose proprio un accordo sulle ricapitalizzazioni bancarie.

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