Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Juncker: «Roma non può lamentarsi»

«Se c’è qualcuno che non può lamentarsi è proprio l’Italia». Parola di Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea. Che in un’intervista concessa ad un gruppo di quotidiani europei, fra cui l’italiano Avvenire, si lamenta delle «molte lamentele» del governo italiano, nonostante «la comprensione mostrata» da Bruxelles nel giudizio sulla legge di Stabilità. Giudizio che è stato sospeso fino a marzo per dare tempo al nostro esecutivo di dimostrare l’efficacia delle riforme messe in campo. 
Il rapporto tra il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e Juncker, resta teso, sul filo di un botta e risposta quotidiano. Da una parte il capo della Commissione europea che ha prefigurato «conseguenze spiacevoli» per Italia e Francia se entro marzo non daranno prova di rientrare nelle regole di bilancio comunitarie. Dall’altra il premier italiano che attacca gli euroburocrati e li invita a privilegiare la crescita. Nell’intervista Juncker spiega che in occasione dell’esame della legge di Stabilità la Commissione avrebbe potuto «attivare per l’Italia una procedura per debito eccessivo», visto che lo stesso governo prevede che esso nel 2015 aumenterà (dal 131,6% del prodotto interno lordo nel 2014 al 133,1%). «Invece — continua il presidente della Commissione — ho parlato con Renzi, per il quale nutro sentimenti di amicizia e gli ho detto: “Se voi mostrate la volontà di intraprendere le necessarie riforme, per favore scrivetemi una lettera per dirmelo”. E questo l’Italia l’ha fatto».
Insomma, la Commissione ha «agito in modo politico, non burocratico», secondo Juncker, prendendo atto «che l’intera situazione economica, anche a livello globale è drammaticamente peggiorata», così che si è arrivati al punto che il Patto di stabilità «non è mai stato applicato in modo più flessibile».
In questo quadro è evidente che i margini per modificare la legge di Stabilità all’esame del Senato sono ridottissimi. Il governo dovrebbe presentare oggi i suoi emendamenti e dare il via libera ad alcuni della maggioranza. Tra questi ultimi dovrebbe trovare spazio la riduzione dell’aumento dell’aliquota fiscale sui rendimenti dei fondi pensione, che non salirebbe più dall’11,5% al 20%, ma al 17%. Per venire incontro alle richieste delle Regioni, che lamentano tagli per 4 miliardi, il governo, spiega il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, mette sul piatto un miliardo per allentare il patto di stabilità interno: fondi che le Regioni dovrebbero indirizzare ai comuni per il pagamento dei debiti in conto capitale, finora bloccati perché incidono sul debito. In arrivo anche modiche per il regime dei minimi per le partite Iva e agevolazioni Irap anche per le imprese senza dipendenti. Ncd con il capogruppo Maurizio Sacconi propone un tetto all’Imu-Tasi, ma la materia probabilmente sarà discussa col provvedimento sulla local tax, successivo alla Stabilità. Dei 3.800 emendamenti presentati la commissione Bilancio ne esaminerà 500.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un anno dopo aver scosso Wall Street mettendo le politiche a tutela dell’ambiente al centro del ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Proprio nel giorno delle dimissioni del governo Conte dagli ambienti finanziari trapela con determin...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il Cr7 dei banchieri ha vinto, come nelle previsioni, la corsa per la poltrona più alta d...

Oggi sulla stampa