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Juncker: «Roma ci attacca? Me ne frego»

Un attacco politicamente scorretto del presidente lussemburghese della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, a cui hanno replicato il premier Matteo Renzi e la Farnesina, ha drammatizzato la trattativa in corso sulla valutazione Ue della legge di Bilancio italiana per il 2017. Juncker a Bruxelles ha calcato la mano nella forma e nella sostanza. Ha usato un discutibile “je m’en fous” (me ne frego) per contestare le frequenti critiche di Renzi alla sua linea dell’austerità gradita dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Ha poi limitato allo 0,1% del Pil la flessibilità per l’Italia per le spese «eccezionali» per migranti e terremoto, mentre il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha chiesto lo 0,4%. Renzi ha replicato da Frosinone con il no ai richiami degli euroburocrati della Commissione europea. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha stigmatizzato il «me ne frego» di Juncker , ricordando che «certi limiti non vanno oltrepassati. Da nessuno».

«L’Italia non smette di attaccare la Commissione a torto e questo non produrrà i risultati previsti — ha detto Juncker a un convegno dei sindacati europei —. Nel 2016 può spendere 19 miliardi in più, che non avrebbe potuto spendere se non avessi riformato il patto di Stabilità. Teniamo in conto i costi del terremoto e dei rifugiati in Italia. Ma sono lo 0,1% del Pil, mentre l’Italia ci aveva promesso di arrivare a un deficit dell’1,7% nel 2017 e ora ci propone un deficit del 2,4%». I portavoce della Commissione hanno poi precisato che sui dati «improvvisava» e lo hanno corretto (1,8% e 2,3% di disavanzo). In ogni caso per Juncker «non bisogna più dire, e se lo si vuole dire lo si può fare, ma me ne frego, che le politiche di austerità vengono continuate da questa Commissione».

«Noi non facciamo polemica — ha risposto Renzi —. Non guardiamo in faccia nessuno. Perché una cosa è il rispetto delle regole, altro è che queste regole possano andare contro la stabilità e la sicurezza delle scuole dei nostri figli. Sull’edilizia scolastica non c’è possibilità di bloccarci. Quei soldi li mettiamo fuori dal patto di Stabilità, vogliano o meno i funzionari di Bruxelles». Renzi ha provocatoriamente esortato gli euroburocrati della Commissione a far rispettare gli impegni Ue sui migranti «e vedranno che il bilancio dell’Italia migliorerà».

Nell’Eurogruppo a Bruxelles il presidente della riunione, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, non ha voluto commentare le dichiarazioni di Juncker. Il commissario Ue francese Pierre Moscovici ha escluso che il suo presidente intendesse «aggredire l’Italia» e ha invitato «a raffreddare» le tensioni. Padoan ha in programma una conferenza stampa oggi al termine dell’Ecofin. Moscovici ha comunque rinviato le prime indicazioni tecniche sull’Italia a domani con le Previsioni economiche d’autunno e alla settimana prossima, quando sono attese le valutazioni della Commissione sulle leggi di bilancio nazionali, da sottoporre poi alle decisioni dell’Eurogruppo il 5 dicembre prossimo. La tempistica dell’uscita di Juncker ha sorpreso vari ministri finanziari. Si sa che la Commissione è pressata da Berlino per richiamare severamente i Paesi con i conti pubblici fuori controllo in vista delle elezioni in Germania nel 2017. Ma si ipotizzava che i richiami all’Italia sarebbero arrivati solo dopo il referendum del 4 dicembre prossimo.

Ivo Caizzi

 

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