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Juncker: riforme o Italia a rischio Ma Padoan: «Niente diktat»

Il presidente lussemburghese della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha lanciato un severo richiamo al governo di Matteo Renzi per esortarlo a rispettare i vincoli Ue di bilancio in vista dell’esame della legge di Stabilità rinviato al marzo prossimo. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che in genere condivide le posizioni rigoriste di Bruxelles, ha replicato rivendicando l’autonomia dell’Italia. Ma Juncker è stato anche colpito da nuove rivelazioni sui favoritismi fiscali concessi ad altre 35 multinazionali (tra cui Skype, Disney e Telecom Italia) quando era premier del Lussemburgo. 
«Le conseguenze saranno spiacevoli», ha ventilato Juncker in una intervista al quotidiano tedesco «Faz», se Italia e Francia non avranno attuato gli interventi necessari per essere in regola con il patto di Stabilità e di Crescita. «Dobbiamo fidarci degli italiani e dei francesi — ha precisato l’ex premier lussemburghese rivolgendosi ai tedeschi —. Poi a marzo vedremo come sono andati». La promessa è che la sua Commissione interverrà severamente contro Roma e Parigi «se alle parole non seguono i fatti».
Padoan ha risposto che «le riforme le facciamo perché servono a noi e non perché ce lo dicono gli altri». Ha aggiunto di aver interpretato il richiamo «come una cosa che già sappiamo» perché «l’Italia sta facendo enormi sforzi sulle riforme». Il ministro dell’Economia ha però sollevato «l’esigenza di aggiornare i meccanismi di sorveglianza sui bilanci» e sollecitato un accordo «sul modo di valutare se le riforme sono efficaci o meno». Inoltre chiede che il piano di investimenti della Commissione europea generi «benefici per tutti».
Juncker ha ribadito «non mi dimetto» per LuxLeaks e ipotizzato una regia dietro le rivelazioni. «Non possono essere delle vere coincidenze — ha detto il lussemburghese —. La prima ondata di notizie è arrivata quando mi sono insediato. La seconda quando la Commissione giura dinanzi alla Corte di giustizia». Nel solito incontro di mezzogiorno con i giornalisti di Bruxelles, il portavoce della Commissione Ricardo Cardoso è svenuto a terra durante le pressanti domande su Juncker/LuxLeaks (riprendendosi dopo poco).
Esponenti della maggioranza di centrosinistra e del centrodestra hanno replicato con irritazione all’uscita del lussemburghese sull’ Italia. Il capogruppo degli eurodeputati socialisti Gianni Pittella del Pd ha detto che «non è un assegno in bianco» il sostegno a Juncker concesso durante lo scandalo LuxLeaks. «Le minacce di Juncker sono inaccettabili», ha commentato il presidente della commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone di Forza Italia.

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