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Juncker, nuovo attacco a Renzi “Non tremo davanti ai premier rispetto per la Commissione”

Renzi-Juncker, il duello continua. Ed ecco il neopresidente della Commissione Ue scandire di nuovo: «Io non sono un tipo che si spaventa davanti ai primi ministri». Giura: «Non ho problemi particolari con Renzi che apprezzo molto» e «neppure con Cameron». Ma «ho la ferma intenzione di reagire sempre a tutte le critiche ingiustificate che saranno rivolte alla Commissione, da chiunque vengano». Sicuro oggi gli sta a cuore riaffermare che a Bruxelles, nei palazzoni vetro e cemento che ospitano l’istituzione europea, non ci sono «né burocrati né alti funzionari», che poi è il nocciolo di tutta la polemica, ma «uomini politici». E comunque, «cerchiamo di non sabotare la Commissione prima che inizi a lavorare». Al dunque Juncker reclama soprattutto rispetto.

Scintille. Frecciatine. Rinverdite oltrettutto ad appena 24 ore di distanza e nella prima conferenza stampa ufficiale da presidente. La differenza è che stavolta Renzi non ha risposto. La replica è stata affidata al sottosegretario alla Presidenza per gli affari Eeropei, Sandro Gozi. «A Juncker chiediamo che la Commissione Ue eserciti un ruolo politico, che è stato perso negli ultimi decenni». E più avanti: la Ue non ha bisogno di «astrusi parametri finanziari, ma di scelte forti di politica economica». Per essere ancora più chiari: «Le decisioni vanno prese non in base ad una logica aritmetica, ma agli impegni politici e agli obiettivi comuni. E’ così che vogliamo che vengano valutate le leggi di stabilità».
Per la verità sul punto-chiave della polemica ci sono altre due prese di posizione. Quella di Romani Prodi, che della Commissione è stato presidente e che trova «ingiusto» accusare l’organismo di essere «un covo di burocrati». E quelle di Massimo D’Alema, che a Renzi pare tutt’altro che vicino al momento, secondo cui la Commissione è «un organo politico formato da uomini politici. Ci sono anche i burocrati, ma se è per questo ci sono anche a Roma».
Polemiche a parte, Juncker deve fare i conti con una situazione economica della Ue non proprio florida: ieri s’è saputo che le vendite al dettaglio di settembre hanno subito un brusco calo dell’1,3% all’interno di Eurolandia e un tonfo in Germania (—3,2%). E, non ultimo, deve trovare i fondi per finanziare un piano di investimenti da 300 miliardi già annunciato. Il neo presidente accelera: «Sarà pronto a dicembre». E a chi gli chiede dove prenderà i soldi risponde: «Le linee di credito sono tante. Se fornisco precisazioni mi chiedono quale preferisco e io voglio sottrarmi a questo gioco».
Dal suo primo incontro con la stampa esce un messaggio chiaro: il nuovo esecutivo, il suo, non solo ribatterà a tutte le critiche (pare che sia stata la Germania a sollevare questo punto) ma avrà un taglio politico ben diverso da quello dei dieci anni di Barroso. Lo dimostrano alcune decisioni operative, come quella di guidare la riunione con il presidente della Bce Draghi, quello dell’Eurogruppo Dijsselbloem e il presidente del Consiglio Tusk per la revisione della governance dell’Eurozona. In passato conduceva il dibattito Van Rompuy. Juncker: «La Commissione deve ritrovare il ruolo di leadership e la sua centralità».
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