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Juncker alza i toni contro l’Italia “Renzi sbaglia, non otterrà risultati”

È battaglia tra Roma e Bruxelles sulla legge di Bilancio. «L’Italia sbaglia ad attaccarci, così non otterrà risultati», ha tuonato ieri Jean-Claude Juncker che ha accennato anche ad un «me ne frego» nei confronti di chi accusa la Commissione di austerity. «Nessuna polemica, ma sui soldi per la stabilità delle scuole non guardiamo in faccia nessuno. Nel 2017 metteremo il veto sul bilancio Ue», ha replicato il premier Matteo Renzi da Latina che poi, parlando con i suoi, ha ammesso di «essere molto amareggiato per quella frase». «Il negoziato europeo — ha aggiunto — viaggia su un altro binario ».
Dietro allo scontro l’avvicinarsi del giudizio della Commissione sulla nostra manovra e sulla richiesta di flessibilità aggiuntiva su sisma e migranti: per Bruxelles valgono solo lo 0,1 del Pil e non lo 0,4 come abbiamo richiesto. Dopo qualche ora interviene il commissario agli Affari monetari Pierre Moscovi nel tentativo di raffreddare il clima: «È bene calmarsi, Juncker non sta aggredendo l’Italia, la sta ascoltando ma Roma deve rispettare le regole ». Aggiunge una piccola apertura: «Terremo conto anche delle spese a medio termine per il terremoto». Il caso si amplia e scende in campo il nostro ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che si rivolge a Juncker: «Non oltrepassi i limiti». Renzi reitera con un tweet. «La sicurezza dei figli vale più della burocrazia di Bruxelles». Infine Moody’s che in serata ha ricordato di aver confermato il rating dell’Italia (Baa2) la cui economia si presenta «ampia e diversificata ma alle prese con alcune debolezze, quali l’elevato debito pubblico ».
In Italia le maggiori critiche, durante le audizioni parlamentari sulla legge di Bilancio, riguardano le coperture. Bankitalia con prudenza si limita a segnalare che il gettito delle una tantum ammonta a due terzi della manovra e che invece la spending review contribuisce alla partita solo per un decimo. La Corte di Conti raddoppia il tiro: «Ci sono elementi di problematicità nelle coperture, necessari approfondimenti ». Più netto il giudizio dell’Upb, l’ufficio parlamentare di bilancio: «Ci sono dubbi, le spese sono solo in parte compensate da entrate permanenti e certe: nel complesso l’equilibrio dei conti è a rischio», dice il presidente, Giuseppe Pisauro.
Va meglio sulle stime di crescita. Bankitalia valuta che l’1 per cento del Pil previsto dal governo per il 2017 «non è irraggiungibile » e l’Istat certifica che il Pil del terzo trimestre dà «segnali di espansione». L’Upb, che bocciò la previsione prima dell’arrivo della manovra, ritiene ora il livello «ammissibile».
Nel mirino c’è il pacchetto fiscale della manovra, dalla rottamazione alla voluntary, alla lotta all’evasione. In tutto, per la Corte dei conti, si tratta di 4,2 miliardi: rappresentano buona parte del 30% di misure una tantum che compongono il provvedimento. Dalla lotta all’evasione «sono attese risorse ingenti», commenta Bankitalia ma, aggiunge, per centrare gli obiettivi ci vuole un’azione «attenta ed efficace ». La Corte dei conti invita ad un «attento monitoraggio» del gettito della lotta all’evasione. L’Upb è più esplicita: «La rottamazione è un condono». Pisauro comunque boccia: «È un premio ai contribuenti meno meritevoli: l’evasione potrebbe aumentare ».
È soprattutto l’Upb che affronta il tema. La richiesta dello 0,2 di Pil per il sisma rischia di non essere accettata: no alle spese preventive già effettuate (2,8 mld) ma solo per la ricostruzione. Anche per i migranti no alla richiesta delle spese dal 2011-2013 (0,2 di Pil) ma solo l’incremento tra il 2016-2017.

Roberto Petrini

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