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Juncker affronta il «processo» La difesa: «Ora basta insultarmi»

Le richieste di dimissioni sono state accompagnate da accuse pesanti, culminate in un inquietante paragone con il famigerato gangster Al Capone urlato in aula dalla leader francese del Front National Marine Le Pen. Ma il presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, è uscito dall’Europarlamento di Strasburgo colpito principalmente nell’immagine e nella credibilità politica . 
Annunciando di voler anticipare a domani il suo piano di investimenti da 300 miliardi, ha convinto gli eurosocialisti a dichiararsi contrari alla mozione di censura proposta dagli eurodeputati del M5S di Beppe Grillo e sostenuta dalle opposizioni euroscettiche. In questo modo la maggioranza dei suoi europopolari del Ppe con gli eurosocialisti e gli euroliberali mantiene i numeri per salvarlo dalle dimissioni nel voto previsto giovedì prossimo a Strasburgo. Anche se si vocifera di numerosi franchi tiratori .
Juncker si è dovuto difendere nell’Europarlamento — per la seconda volta in soli 24 giorni di mandato — a causa del suo coinvolgimento nello scandalo LuxLeaks sui favoritismi concessi a multinazionali, banche e società straniere quando era premier del Granducato. Stavolta la mozione di censura del M5S, appoggiata dai partiti euroscettici Ukip del britannico Nigel Farage, Front National della francese Le Pen e Lega Nord di Matteo Salvini, ha prodotto una seduta a base di accuse molto dure e di difese imbarazzate .
«Lei rappresenta l’immagine peggiore dell’Europa, se ha un briciolo di dignità se ne vada subito — ha attaccato Marco Zanni del M5S presentando la mozione di sfiducia in aula —. Lei non sta dalla parte dei cittadini europei. Da primo ministro del Ducato gli ha sottratto miliardi di potenziali risorse per metterli nelle tasche delle multinazionali».
Juncker ha replicato con il piano da 300 miliardi e ribadendo la sua promessa di impegnarsi a combattere l’evasione e l’elusione delle tasse. È apparso comunque scosso dalle accuse. «Smettete di insultarmi — ha protestato nervoso —. È vero che ho la pelle spessa ma preferisco andare avanti con il mio lavoro».
Il leader del Ppe, il tedesco Manfred Weber, ha difeso il suo compagno di partito accusando gli euroscettici di voler andare «sotto i riflettori» dei media. Il capogruppo degli eurosocialisti Gianni Pittella ha esortato a non far dimettere Juncker perché altrimenti «i 300 miliardi di investimenti salterebbero». Il presidente degli euroliberali, il belga Guy Verhofstadt, ha invitato ad aspettare almeno fino a quando una «commissione d’inchiesta» dell’Europarlamento non avrà chiarito le responsabilità dell’ex premier lussemburghese nello scandalo LuxLeaks. Anche la sinistra estrema Gue appoggia l’istituzione di uno specifico organismo d’indagine.
Ma dalle opposizioni hanno insistito fino all’intervento finale di Le Pen: «Pensare che Juncker possa affrontare e risolvere, come ha detto, i problemi dell’evasione fiscale — ha affermato la leader del Front National — è credibile come mettere Al Capone a capo della commissione sicurezza ed etica» .

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