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Juncker a Roma e Parigi “Conseguenze spiacevoli se non fate le riforme”

Dopo le polemiche in casa tedesca sul rinvio a marzo dell’esame dei conti di Italia e Francia che violano le regole del Patto di Stabilità, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker è tornato a difendere la sua scelta di «dare fiducia» a Roma e Parigi. Ma avverte anche «se alle parole non seguiranno i fatti, le conseguenze non saranno piacevoli».
In una intervista pubblicata ieri dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung , che il giornale pubblica con il titolo «Juncker minaccia Francia e Italia», il nuovo capo dell’esecutivo comunitario spiega le ragioni che lo hanno indotto a rinviare di tre mesi il giudizio sui conti pubblici dei Paesi a rischio di violare le regole Ue. «Per me si tratta ora di sostituire un diktat immediato con una fiducia a lungo termine nel quadro di una sana comprensione tra persone. Che cosa sarebbe successo se avessimo detto: dovete regolare le cose entro dopodomani o altrimenti siamo a un punto morto? Il dialogo è meglio rispetto alla possibilità di imporre prescrizioni senza che poi succeda nulla».
Secondo Juncker, che era ben consapevole di rivolgersi ad una opinione pubblica tedesca molto diffidente rispetto ai Paesi del Sud Europa, «dovremmo dare fiducia agli italiani e ai francesi. E poi vedremo, proprio a marzo, come sarà andata. I governi ci hanno garantito che faranno quanto annunciato». Se Francia e Italia non dovessero rispettare gli impegni presi per lettera a varare una serie di importanti riforme strutturali, avverte il presidente della Commissione, «senza le misure annunciate, ci sarà un aggravamento della procedura per disavanzo eccessivo, le conseguenze non saranno piacevoli».
Juncker, che dopo lo strappo alla liturgia del Fiscal compact si trova sotto accusa in Germania e nei Paesi che hanno sposato la linea del rigore,in questi giorni sta cercando di rassicurare i “falchi” che temono un eccessivo rilassamento. «Interpreto le affermazione del presidente Juncker — gli ha replicato il ministro italiano dell’Economia, Pier Carlo Padoan — come una cosa che già sappiamo, e su cui ci siamo impegnati. L’Italia sta facendo enormi sforzi sulle riforme strutturali, con risultati che cominciano ad arrivare, e questo è un elemento di valutazione positivo da parte della Commissione europea. Aggiungo che le riforme le facciamo perché servono a noi e non perché le chiedono gli altri». A dare man forte al ministro è intervenuto anche il premier Matteo Renzi al termine del suo incontro con il direttore dell’Fmi, Christine Lagarde: «Se persino il Fondo monetario, che non è esattamente una sezione del Partito comunista a Washington chiede all’Europa di investire sulla crescita, qualche domanda i partner della Ue dovranno pure cominciare a farsela».
Padoan è intervenuto infine sul piano di investimenti europei. «Juncker ha detto che il piano dovrebbe essere operativo entro giugno dell’anno prossimo. Bene, lo spero. Ma nel frattempo bisogna che facciamo qualcosa di più veloce. Possiamo già finanziare i progetti indicati dalla Task force e chiedere alla Bei di adottare una politica di finanziamenti piu’ aggressiva».
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