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Julius Bär si allea con Bank of China nel private banking

La Julius Bär archivia un buon primo semestre 2012 e prosegue nella sua politica di alleanze ed acquisizioni. La banca zurighese, terza forza del private banking elvetico alle spalle dei due giganti Ubs e Credit Suisse, ha reso noti sia i dati di metà anno sia l’accordo sottoscritto con la Bank of China. Con quest’ultima l’istituto svizzero ha siglato un’intesa di collaborazione strategica. La Boc raccomanderà ai propri clienti che chiedono servizi di gestione patrimoniale internazionale al di fuori della Cina di rivolgersi appunto alla Julius Bär. Come contropartita, ai clienti della Bär saranno consigliati servizi della Boc. I due partner prevedono anche di cooperare nella distribuzione di prodotti e nell’analisi dei mercati finanziari. Ma non è tutto: dell’intesa fa parte anche il passaggio alla Bär della succursale elvetica della Boc, che sarà integrata nella banca zurighese.
Julius Bär sta dunque tenendo fede al programma di espansione annunciato nei mesi scorsi. L’istituto rossocrociato sta anche trattando con Bank of America per l’acquisizione delle attività internazionali di gestione patrimoniale del colosso statunitense. Un capitolo particolare riguarda poi la banca ticinese Bsi, controllata dal gruppo italiano Generali. Da tempo vi sono voci su un interesse di Julius Bär per la Bsi, nel caso questa venisse messa in vendita. La banca zurighese sin qui non si era espressa, ma ieri il ceo di Julius Bär, Boris Collardi, ha detto qualcosa anche su questo capitolo. «BSI è sicuramente un asset interessante, se ci saranno maggiori informazioni le esamineremo», ha affermato Collardi. Da notare, sul versante italiano, che la Julius Bär ha negoziati avanzati con il gruppo Kairos (vedi Il Sole 24 Ore del 12 luglio scorso) per un’alleanza e per la creazione nella Penisola di un polo comune di private banking.
Per quel che riguarda i dati del primo semestre 2012, Julius Bär ha realizzato un utile netto rettificato (sulla base di oneri per integrazione, ristrutturazione, ammortamenti per acquisizioni) di 221 milioni di franchi, in crescita del 12,8% rispetto ad un anno prima. Escludendo un pagamento di 50 milioni di euro nel 2011 legato a una vertenza fiscale in Germania, il risultato è in calo dell’10,6%. L’utile netto è comunque al di sopra delle attese di molti analisti, centrate sui 202 milioni di franchi. Alla Borsa di Zurigo ieri il titolo Bär è salito dello 0,81%, unica blue chip elvetica in progresso in una giornata negativa.
A fine giugno, i fondi in gestione a Julius Bär hanno raggiunto un nuovo record: 178,8 miliardi di franchi, pari a un aumento del 5% rispetto a fine dicembre 2011. L’afflusso netto ammonta a 5,5 miliardi di franchi. La raccolta ha beneficiato dei forti contributi dei mercati emergenti e delle attività locali di private banking in Germania, cui si è aggiunto il «modesto apporto» delle operazioni transfrontaliere in Europa e del mercato elvetico. Julius Bär ha precisato di non avere alcuna esposizione di tesoreria nei confronti di emittenti greci, portoghesi, spagnoli, irlandesi, mentre l’impegno in titoli del debito sovrano italiano è stato definito marginale.
I risultati della banca zurighese potrebbero peraltro essere influenzati nella prossima fase da pagamenti in relazione al contenzioso fiscale con gli Usa. Julius Bär è infatti una delle undici banche svizzere finite nel mirino del fisco degli Stati Uniti. Molte migliaia clienti americani di istituti elvetici hanno parlato con le autorità statunitensi delle loro relazioni bancarie del passato. «Molti di questi clienti hanno un’ottima memoria», ha osservato Collardi.

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