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«Julius Bär farà shopping in Italia»

di Morya Longo

«Con i vari scudi fiscali abbiamo perso circa un terzo della clientela italiana che ha deciso di rimpatriare i capitali: per cercare di recuperarla abbiamo dunque deciso di investire direttamente in Italia. Abbiamo appena inaugurato la nostra seconda filiale, a Roma, e le confesso che siamo aperti anche a eventuali acquisizioni». Boris Collardi, amministratore delegato della banca svizzera Julius Bär, non nasconde l'obiettivo del suo recente viaggio in Italia: l'istituto che guida, specializzato nel private banking e nella gestione dei grandi patrimoni di facoltose famiglie, sta cercando di recuperare ciò che ha perso nella Penisola per colpa dello scudo fiscale. «Dei clienti che hanno deciso di aderire ne abbiamo mantenuti due terzi – spiega –. Un terzo l'abbiamo invece perso. Si tratta di clienti passati ad altre banche italiane oppure usciti del tutto dal sistema bancario».

Cioè? Dove hanno portato i soldi?

Li hanno usati per altro tipo di investimenti: per esempio hanno comprato case, investito nella loro azienda o quant'altro. Sta di fatto che ora dobbiamo cercare di crescere in Italia.

State dunque preparando acquisizioni?

Stiamo esaminando varie opzioni, inclusa quella di effettuare acquisizioni. Certo. Ma non solo: abbiamo anche in mente di ingaggiare un team di banchieri senior, come abbiamo fatto in Germania.

Sui giornali è emerso il vostro interesse per le attività italiane di Banca Arner, l'istituto famoso per avere i conti di Silvio Berlusconi. È così?

Smentisco che noi siamo mai stati interessati ad acquisire Banca Arner in Italia.

Ma come: la notizia è uscita sui giornali e voi non l'avete mai smentita…

Non è nostra abitudine commentare notizie false, a meno che non ci siano impatti sulla Borsa.

Dunque a quali acquisizioni state pensando?

Ci sono opportunità interessanti, ma certamente non posso entrare nello specifico. Per fare un'acquisizione o una fusione servono due condizioni. Uno: la controparte deve avere voglia di fare l'operazione. Due: estrema discrezione. Se escono informazioni confidenziali, vuol dire che la controparte non ha voglia di concludere.

È successo questo nell'approccio con Banca Esperia?

Esattamente.

Ma siete ancora interessati a Esperia?

Le trattative sono e sono state discontinue.

Per le banche svizzere deve essere un periodo difficile: la battaglia contro il segreto bancario non fa scappare i clienti?

Sì e no. Dire che il sistema bancario svizzero poggi solo sul segreto bancario è sbagliato. Si è costruito anche sulle competenze, sulla stabilità del paese, sulla tecnologia: la perdita del segreto dovrà essere compensata con maggiori servizi, competenze e tecnologie. Anzi, le dico che, per quanto ci riguarda, la politica di Julius Bär è di convincere i propri clienti ad aderire a possibili amnistie e scudi fiscali. Già oggi stiamo perfezionando degli accordi con Germania e Inghilterra per risolvere definitivamente il problema della dichiarazione delle proprie ricchezze.

Ma questo non è per voi un boomerang? Non perdete clienti?

Beh, come le ho detto già lo scudo fiscale italiano ce ne ha fatti perdere un po'. Ma ora contiamo di recuperarli.

La Svizzera sta lavorando con Germania e Gran Bretagna per istituzionalizzare i rapporti fiscali. Lei cosa ne pensa?

Penso che quando si troverà un accordo, potrà diventare un esempio per tanti altri Paesi. L'idea su cui la Svizzera sta negoziando con Germania e Gran Bretagna è di istituire un'imposta sostitutiva alla fonte: una tassa che sarebbe prelevata in Svizzera su capitali tedeschi o inglesi e che poi sarebbe girata in forma anonima ai rispettivi governi. Credo che un accordo verrà raggiunto entro l'estate. Poi questo modello potrà diventare un esempio per altri Paesi.

Anche per l'Italia?

Perché no? Ci sono alcuni Stati che già si sono mostrati interessati. Questa è certamente un'opportunità per sistemare una volta per tutte il rapporto con la Svizzera.

 

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