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JpMorgan vende 6,9 miliardi di sofferenze

JPMorgan Chase & Co. cinque giorni ha deciso di vendere il pacchetto di 6,9 miliardi di dollari di student loans a Navient Corp. La notizia arriva appena cinque giorni dopo l’annuncio agli azionisti sul fatto che si stava cercando una soluzione per scaricare il peso delle sofferenze dai conti della holding. Gli student loans sono quei contratti di finanziamento con i quali gli studenti universitari americani riescono a pagare le esosissime rette delle università americane – in media circa 30mila dollari per anno accademico -. Un debito che di solito veniva ripagato dai laureandi nei primi anni di lavoro. Negli ultimi tempi però è diventato difficile per molti studenti riuscire a ripagare puntualmente le rate: le autorità americane stimano che su 44 milioni di studenti Usa, circa uno su quattro, rischia il default o comunque fa fatica per riuscire a stare in pari con le rate. Lo scorso 13 aprile JPMorgan agli azionisti che avevano storto il naso per il peso eccessivo di quell’esposizione aveva assicurato che stava cercando soluzioni. Una è arrivata velocemente: la vendita a Navient Corp, la più importante società americana dedicata agli student loans e al recupero crediti, e riguarda 3,7 miliardi di prestiti agli studenti con garanzia federale,di cui meno della metà sono già cartolarizzati, e circa 3,2 miliardi di prestiti privati per l’educazione. Non sono stati specificati i termini dell’operazione.
Guai per JPMorgan Chase & Co. arrivano poi da un’inchiesta giudiziaria in cui viene accusata di una frode milionaria ai danni di una società cliente. Il caso sollevato da alcuni azionisti di Good Tecnology, società che produce software anti-virus e reti di sicurezza, i quali accusano la banca di frode per la consulenza che li ha spinti ad accettare l’acquisizione effettuata da BlackBerry per un valore di appena 425 milioni di dollari nel settembre 2015, a fronte di una valutazione della società che era vicina al miliardo di dollari. BlackBerry è praticamente uscita dal mercato degli smartphone per concentrarsi sul software. Gli azionisti di Good accusano la banca di aver favorito deliberatamente la società più grande, prima che fosse reso ufficiale il cambio di strategia.

Riccardo Barlaam

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