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JP Morgan taglierà 15 mila dipendenti nel settore dei mutui

JP Morgan è una delle banche americane che vanta i maggiori profitti. E il suo amministratore delegato Jamie Dimon non è timido nel definirla una corazzata, armata di grande liquidità e capitale. Anche il ponte di una corazzata finanziarie, però, è oggi battuto dal vento dei tagli dei costi per fare i conti con le tensioni sui mercati, con una crescita economica anemica e con la necessità di restare competitivi. L’istituto americano ha rivelato ieri, durante una presentazione agli investitori nel quartier generale di Manhattan, piani per una riduzione di quattromila posti di lavoro che farà salire a quasi ventimila il totale dei tagli nell’arco dei prossimi due anni, pari al 7,3% dei suoi dipendenti.
I quattromila posti saranno eliminati nel consumer banking, l’attività agli sportelli, entro la fine del 2013. Un passo che da solo ridimensiona dell’1,5% il totale della forza lavoro globale della banca, circa 259.000 dei quali un quarto, 63.500, sono nei servizi al consumo. E che dovrebbe consentire il risparmio di un miliardo di dollari. Entro la fine dell’anno prossimo, inoltre, la banca ha confermato la riduzione di almeno 13.000 e forse 15.000 posti nelle attività legate ai mutui, generando un ulteriore risparmio di tre miliardi di dollari. Le operazioni della banca d’investimento dovrebbero invece evitare interventi di austerity.
Altre banche, in cerca di redditività, hanno iniziato nuovi giri di vite sui costi. In dicembre Citigroup ha messo in cantiere undicimila tagli e Goldman Sachs, secondo indiscrezioni, potrebbe a sua volta far scattare nuove riduzioni del personale questa settimana. Goldman, che ha ridotto i dipendenti del 9% in due anni, tradizionalmente licenzia in questo periodo il 5% dei dipendenti con le performance peggiori. Ma ora le riduzioni potrebbero essere più drastiche almeno in alcune attività giudicate deboli, quali il trading azionario. Significativi tagli negli ultimi anni si sono inoltre susseguiti a Morgan Stanley, Bank of America e Ubs.
Nell’ultimo anno Jp Morgan ha riportato profitti record per oltre 21 miliardi di dollari. Non sono però mancati costosi passi falsi: su tutti lo scandalo delle aggressive scommesse nei derivati del suo ufficio di Londra, che ha provocato oltre sei miliardi di dollari di perdite. E paradossalmente la nuova strategia di risparmi è anche il frutto della risoluzione di una crisi, quella immobiliare: gli impegni straordinari presi con la autorità di regolamentazione per riesaminare mutui e pignoramenti irregolari avevano generato occupazione.
Ad oggi JP Morgan, potenziatasi durante e dopo la crisi facendo leva sulla fragilità mostrata invece di molti concorrenti, vanta una rete nazionale di filiali seconda solo a Wells Fargo, con 5.614 sedi. L’obiettivo resta di aggiungere un centinaio di sedi l’anno, facendo tuttavia leva sull’efficienza e su un crescente numero di servizi automatizzati. Entro il 2015 le filiali, ha stimato ieri il gruppo, dovrebbero avere in media un quinto di dipendenti in meno rispetto ad oggi. La banca è inoltre intenzionata a offrire in futuro nuovi servizi mirati anzitutto ai clienti più facoltosi e capaci di generare maggiori entrate.

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