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JP Morgan, mancano 21 miliardi di capitale

JP Morgan ha un «deficit» da 21 miliardi di dollari davanti ai nuovi requisiti di capitale messi a punto dalla Federal Reserve per le banche americane di importanza sistemica. E, a conti fatti, il suo cuscino anti-crisi potrebbe dover raggiungere l’11,5% degli asset ponderati in base al rischio
Il difetto nelle riserve, che dovrà essere coperto tra il 2016 e il 2019, è stato provocato dalla decisione della Fed di imporre requisiti extra rispetto a quanto stabilito finora in sede internazionale a Basilea per il settore bancario. Un sovra-onere, per la precisione, calcolato tra l’1% e il 4,5% e che si aggiunge al previsto 7 per cento. JP Morgan, ha dichiarato ieri il suo direttore finanziario Marianne Lake, potrebbe «ragionevolmente» ricevere una richiesta vicina ai massimi della fascia dei nuovi requisiti.
Sarà la Fed stessa a indicare la necessaria percentuale di riserva patrimoniale aggiuntiva valutando il grado di rischio posto al sistema da ciascun istituto. E l’ammanco dovrà essere coperto con la forma più sicura di capitale, la common equity. JP Morgan, stando a quanto si è lasciato sfuggire il vicegovernatore della Fed Stanley Fischer, appare agli occhi della Fed la banca più esposta – anzi l’unica – alla stretta.
La società ha tuttavia precisato che non dovrebbe aver difficoltà nel venire incontro alle richieste. «Stiamo esaminando la proposta della Fed» ha fatto sapere in un comunicato, «ma siamo ben capitalizzati e intendiamo rispettare requisiti e tempi, continuando contemporaneamente a generare ritorni importanti per i nostri azionisti». Né resterà comunque isolata: altri grandi istituti, secondo gli analisti, avrebbero intenzione di rafforzare le loro finanze, per assicurarsi di essere ampiamente sopra le nuove soglie di sicurezza. Gli otto colossi nel mirino comprendono Citigroup, Morgan Stanley, Goldman Sachs, Bank of America, Bank of New York Mellon, Wells Fargo e State Street.
Per raggiungere gli obiettivi, se la proposta della Fed sarà finalizzata senza modifiche al termine della consueta fase di dibattito pubblico, agli istituti potrebbe bastare lo stanziamento a riserva di parte degli utili dei futuri trimestri. Anche a JP Morgan, che quest’anno ha sempre riportato utili trimestrali superiori ai cinque miliardi.
L’esito voluto dalla Fed, accanto a imporre l’accantonamento di maggiori risorse a singoli istituti in caso di crisi, è però piu’ ambizioso. Il suo successo verrà in realtà misurato dai cambiamenti strategici che saprà incentivare negli istituti considerati «too big to fail», troppo grandi perché vengano lasciati fallire. La Banca centrale, aumentando i costi legati a mantenere eccessive attività, vuole incoraggiare una riduzione nelle dimensioni.
Un simile risultato e’ tutt’altro che sicuro:?le ripercussioni delle strette delle authority sul settore bancario stanno generando polemiche in Congresso. Nell’accordo sul budget 2015 i repubblicani hanno inserito un alleggerimento della riforma finanziaria Dodd-Frank, in particolare del capitolo sullo scorporo delle attivita’ piu’ rischiose nei derivati. Il timore e’ che gli istituti americani possano soffrire la concorrenza di banche internazionali soggette a minori restrizioni e requisiti.

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