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Jordan, il ricercatore di Harvard che ha spiazzato tutti

La banca centrale è indipendente per definizione e non segue la politica. Ma i mercati sì. Il franco svizzero, dopo essere schizzato venerdì scorso oltre la parità con la moneta unica (99 centesimi di franco per un euro), ieri ha invertito direzione e si è indebolito fino a quota 1,02. Solo il giorno prima, domenica, il ministro delle Finanze elvetico Eveline Widmer-Schlumpf aveva detto di aspettarsi un cambio assestato, con il tempo, a quota 1,10. E in quella direzione, almeno ieri, il mercato si è diretto. Contemporaneamente la Borsa di Zurigo è rimbalzata del 3,21%. 
Intanto è arrivata la prima interpretazione ufficiale ed «eurocentrica» alla mossa di giovedì scorso di Thomas Jordan, il presidente della Banca nazionale svizzera che ha mandato in soffitta il tetto all’apprezzamento del franco sull’euro (a quota 1,20). La scelta di Jordan è stata una mossa per anticipare il probabile nuovo allentamento monetario in arrivo dalla Bce, con il prevedibile indebolimento dell’euro: lo ha detto il ministro delle Finanze lussemburghese Pierre Gramegna alla «Reuters».
Così Jordan è diventato il protagonista di una delle più spettacolari «giravolte» da parte di un banchiere centrale, professione altrimenti abituata a centellinare in piccole dosi e in tempi lunghi ogni cambiamento di politica monetaria. Meno di un mese prima dell’abbandono di «quota 1,20», il banchiere aveva detto che la soglia sarebbe stata difesa con la massima determinazione. Per poi spiegare, a tetto saltato, che con la soglia la banca centrale rischiava di perdere il controllo della sua politica monetaria di lungo termine. Con le riserve di valuta estera ormai al livello record di 495 miliardi di franchi.
Jordan, 51 anni, studi a Berna e Harvard negli Stati Uniti, è entrato nella Banca nazionale svizzera nel 1997 e da allora è stato protagonista di una serie di promozioni dal ruolo di ricercatore e consulente economico fino alla poltrona più importante. Dalla quale si è attirato gli strali di una buona fetta dell’industria e del turismo svizzero.
Sganciatosi dall’euro, il franco ha attirato ora gli sguardi dell’Est. Zagabria ha annunciato, per un anno, una sorta di agganciamento della sua kuna al franco per quei 60 mila croati che hanno acceso un finanziamento nella moneta svizzera per sfruttare i bassi tassi d’interesse.

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