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Johnson vince in nome di Brexit. Uscita senza accordo più vicina

Attuare Brexit, unire il Paese e sconfiggere Jeremy Corbyn: queste le tre priorità del nuovo leader del partito conservatore. Le ha elencate Boris Johnson ieri, poco dopo la sua convincente vittoria. L’ex sindaco di Londra ha ottenuto il 66% dei voti, il doppio del suo unico rivale Jeremy Hunt, e oggi andrà a Buckingham Palace per ricevere formalmente l’incarico di premier dalla Regina Elisabetta II.

Nel suo primo discorso da leader, Johnson ha promesso di «concludere Brexit entro il 31 ottobre» grazie a determinazione e positività. «Torneremo a credere in noi stessi e in quello che siamo in grado di realizzare e come un gigante dormiente ci rialzeremo e ci scrolleremo di dosso i legacci del dubbio e della negatività», ha dichiarato trionfalmente il prossimo premier britannico, il terzo in tre anni. «Siamo a un momento cruciale della nostra storia – ha detto Johnson – e dobbiamo conciliare due nobili istinti, il profondo desiderio di amicizia, libero scambio e reciproco sostegno in materia di difesa e sicurezza tra la Gran Bretagna e i nostri partner europei e il desiderio simultaneo e altrettanto sentito per un’autodeterminazione democratica in questo Paese». Ci riusciremo, ha aggiunto.

Johnson avrà bisogno di tutto il suo ottimismo per superare i numerosi ostacoli sul suo cammino. Il partito conservatore è in rivolta e numerosi ministri e sottosegretari hanno dato o stanno per dare le dimissioni perché contrari a lasciare l’Unione Europea senza un accordo. Molti Tories ritengono inaccettabile la prospettiva di esautorare il Parlamento per forzare un no deal, opzione che Johnson si è rifiutato di escludere. Il partito inoltre non ha una maggioranza in Parlamento e quindi il nuovo Governo è vulnerabile a un possibile voto di fiducia.

L’ostacolo maggiore è Brexit. Resta da vedere come Johnson riuscirà a mantenere la promessa fatta di uscire il 31 ottobre – esattamente tra cento giorni – senza fare danni all’economia o creare tensioni in Irlanda. Il nuovo premier potrebbe scegliere Bruxelles come destinazione per il suo primo viaggio all’estero da premier, inviando così un segnale distensivo alla Ue, ma secondo i suoi sostenitori preferirà Washington e il suo amico e alleato Donald Trump. Il presidente americano ieri è stato il primo leader straniero a congratularsi con Johnson, dichiarando che «farà un ottimo lavoro».

La crisi in corso con l’Iran, che ha sequestrato una petroliera britannica nello stretto di Hormuz con un gesto definito «piratesco» da Londra, sarà un’altra sfida che Johnson dovrà gestire immediatamente. Le decisioni che prenderà potrebbero portarlo in rotta di collisione con Trump. Allo stato attuale la Gran Bretagna è in linea con la posizione Ue di tentare di salvare l’accordo nucleare con Teheran che gli Stati Uniti hanno lasciato unilateralmente.

Sul fronte domestico, Johnson deve gestire una valuta debole e un’economia sull’orlo della recessione che potrebbe precipitare in caduta libera in caso di hard Brexit. Deve anche tentare di mantenere gli impegni presi in campagna elettorale di tagliare le tasse e al tempo stesso aumentare le spese per investire in infrastrutture, scuole e sanità.

Johnson è stato eletto dai 160mila membri del partito conservatore, il 97% dei quali sono bianchi, il 71% uomini e due terzi sopra i 65 anni. Per loro questo oratore dalla battuta facile è l’unico politico in grado di battere alle urne i laburisti di Corbyn da un lato e il Brexit Party di Nigel Farage dall’altro. Elezioni anticipate potrebbero mettere alla prova questa convinzione prima del previsto.

Nicol Degli Innocenti

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