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Johnson come Gekko “L’avidità è un valore che aiuta l’economia”

È una frase entrata nella storia del cinema: «L’avidità è giusta», diceva Michael Douglas nella parte del cinico banchiere Gordon Gekko in una scena del film Wall Street che gli valse il premio Oscar.
Ora le stesse parole entrano nella storia della politica, perlomeno quella britannica, pronunciate da Boris Johnson, l’ambizioso sindaco di Londra: «L’avidità è un valore essenziale del-l’attività economica.
L’ineguaglianza serve a scatenare lo spirito dell’invidia che promuove la crescita di un paese. Esorto tutti i Gordon Gekko della City di oggi a gettarsi nella mischia». Il primo cittadino della capitale non è impazzito: ha lanciato il suo messaggio nell’annuale Margaret Thatcher Lecture, un pubblico discorso intitolato alla memoria dello scomparso premier britannico. E con la sua difesa del capitalismo rapace ha voluto mettersi sulle spalle il mantello della “lady di ferro”, candidandosi a diventarne l’erede. Ma non è detto che sia stata una buona idea. Contro di lui si sono levate non solo le proteste dell’opposizione laburista e le ironie dei giornali, a cominciare dal progressista
Guardian che titola in prima pagina, «Boris invoca lo spirito della Thatcher». A criticarlo aspramente sono anche i suoi stessi colleghi, come Nick Clegg, vice primo ministro, leader del partito liberaldemocratico e alleato dei conservatori del premier David Cameron nella coalizione di maggioranza. «Un discorso che dimostra un elitarismo menefreghista », commenta Clegg, «Johnson parla delle persone come se fossero animali».
Un riferimento, quest’ultimo, a un altro passaggio dell’intervento, in cui il sindaco si è divertito a farsi beffe «del 16 per cento della nostra specie con un quoziente d’intelligenza al di sotto di 85»: come dire che si tratta di una specieinferiore, subumana, appunto animale. Mentre subito dopo ha chiesto al governo e alle altre istituzioni di fare di più per il «2 per cento che ha un quoziente d’intelligenza superiore a 130», insomma i geni. Come lui stesso evidentemente si ritiene, avendo frequentato le migliori scuole e università della nazione, prima Eton e poi Oxford, preludio al suo ingresso in politica. Da tempo Johnson non fa mistero di voler rimpiazzare prima o poi Cameron come leader dei Tories e poi eventualmente come primo ministro. Ma pur avendo conquistato due volte una città come Londra, che in passato aveva votato per un sindaco radicalmente di sinistra come Ken Livingstone, le sue posizioni sono molto più a destra di quelle di Cameron, che ha cercato di spostare il partito verso un’area più moderata. Il sindaco ha espresso un’ammirazione sconfinata per broker, banchieri e gestori di fondi di investimento. Sembra presto, tuttavia, per tornare alla sfrontata avidità degli Anni ‘80: le ferite del crack del 2008 bruciano ancora, anche in Gran Bretagna.
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