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John Elkann si rafforza nell’accomandita di famiglia

L’operazione partirà solo il prossimo 15 ottobre, quando scatterà la possibilità da parte dei soci della Giovanni Agnelli & C Sapaz, l’accomandita a capo del gruppo Fiat, di convertire il prestito da 200 milioni in scadenza quest’anno. Ma il Sole 24 Ore è in grado di rivelare i nuovi equilibri.
Nessuna compravendita di azioni, sia chiaro. Ma di certo la nuova fotografia dell’accomandita, che arriva in occasione della celebrazione dei dieci anni dalla scomparsa di Gianni Agnelli, fornisce indicazioni ed evidenza su chi, tra i diversi rami della famiglia, ha deciso di investire più che proporzionalmente sottoscrivendo quel bond emesso nel 2008. Tra questi figura la Dicembre, cassaforte che fa capo agli eredi di Gianni Agnelli a partire dal presidente del gruppo Fiat John Elkann, che ha rafforzato la già rilevante presa sulla Sapaz salendo a un soffio dal 37% rispetto all’iniziale quota del 35 per cento. La Dicembre sale al 36,74% Il Sole 24 Ore ha ricostruito i nuovi assetti proprietari post conversione del bond che nei prossimi mesi saranno ufficializzati. Si tratta di piccole percentuali, certo, ma pur sempre incrementi che all’interno della famiglia hanno la loro rilevanza. Non tutti, infatti, nella compagine sociale della Sapaz, hanno sottoscritto quell’emissione. Con il risultato che i “soci sottoscrittori” hanno incrementato il peso azionario. Il rafforzamento degli eredi dell’Avvocato nella accomandita di famiglia è una delle variazioni di spicco post conversione dell’emissione obbligazionaria. La Dicembre era ferma, infatti, al 34,99%. A fine ottobre la presa sulla società arriverà a 36,74%. Dal 2009, in pratica, quando la percentuale era del 32,25%, la società è cresciuta di quasi cinque punti percentuali. A fronte del rafforzamento dello scrigno Dicembre, qualcuno, tra i rami della famiglia, ha invece deciso di non seguire la sottoscrizione del bond e sembra ormai in uscita. Si tratta, per esempio, del ramo di Clara Agnelli che post conversione scenderà allo 0,3% dell’accomandita dall’iniziale 1,22%. Si diluirà anche il ramo di Giovanni Nasi dal 9,8 a 8,83 e il ramo Emanuele Nasi che scenderà al 3,36%. Di contro, hanno invece sottoscritto almeno proporzionalmente la loro quota il ramo Maria Sole Agnelli, (12,83%), seguito dagli eredi di Umberto Agnelli, Anna e Andrea (11,46%). Minore incremento, invece, per il ramo di Susanna Agnelli che potrà contare su una partecipazione del 5,62%. Nel libro soci figurano poi, in rapida successione, il ramo Laura Nasi – Camerana che saliranno all’8,08% dal 7,22%, il ramo Clara Nasi – Ferrero Ventimiglia al 6,87% e, infine, Cristiana Agnelli che scenderà allo 0,05%. In quest’ultimo caso, la quota sarebbe più alta in quanto detenuta attraverso fiduciarie. Il pacchetto in mano alle fiduciarie scenderà dal 7,85 al 5,85 per cento. I patti della Dicembre La Dicembre è la scatola di controllo dell’impero degli Agnelli di proprietà degli eredi dell’Avvocato, primo fra tutti il presidente John Elkann. Per decenni è stata riservatissima e i patti che la governano sono inaccessibili. Tanto che dopo la sua iscrizione nel registro delle imprese, avvenuta la scorsa estate, l’unico documento depositato è l’atto costitutivo del 1984. La versione dello statuto più aggiornata, di cui il Sole24 Ore è in possesso, ma che risale ad aprile 2003, prevede delle clausole chiave che spiegano, in sintesi, come funziona questa società. L’articolo 9 dello statuto stabilisce che: «I poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione spettano, senza eccezione alcuna, singolarmente al socio John Philip Elkann». La libertà di manovra del presidente della Fiat non è però assoluta. Specie in tema di modifica dei patti o trasferimento di quote della Dicembre a terzi, siano essi membri della famiglia, anche figli o fratelli, sia perfetti estranei. E qui entra in gioco il ruolo dei quattro garanti: Gianluigi Gabetti, Cesare Ferrero, Franzo Grande Stevens e la figlia Cristina. Gli assetti azionari della cassaforte, né tantomeno i patti della società, possono essere modificati dai soci, nemmeno da chi, come John, ne ha la maggioranza. Per farlo serve (ed è sempre stato così, anche quando era in vita l’Avvocato) il consenso della maggioranza dei soci ed inoltre di almeno due soci tra i signori Gabetti, Grande Stevens, Ferrero e Cristina. Infine, l’articolo 7 dello Statuto disciplina la successione. Nel momento della scomparsa dell’Avvocato era stabilito, all’articolo 7 dello statuto («successione di un socio») che gli eredi potevano essere liquidati dai soci superstiti. Si tratta della cosiddetta clausola di consolidamento. Il passaggio successivo, del 2004, ha visto la modifica dell’articolo 7 della Dicembre che prevede «nel caso di morte di uno dei soci, che gli eredi, se discendenti consanguinei del socio defunto o se già soci, ascendenti o fratelli del socio defunto, subentreranno di diritto nella proprietà della quota». Dunque, nella titolarità delle azioni di Dicembre. Per tutti gli altri casi tale norma non vale: saranno liquidati. Così come – è stabilito – gli attuali quattro garanti della Dicembre non potranno disporre della quota nei confronti degli eredi. Il loro ruolo è strettamente personale.

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