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Jobs act, stop alla clausola sui contributi

La commissione Bilancio della Camera accende semaforo verde ai due Dlgs attuativi del Jobs act su conciliazione vita-lavoro e riordino delle tipologie contrattuali; e su quest’ultimo provvedimento chiede espressamente al governo di cancellare la clausola di salvaguardia, il contributo aggiuntivo di solidarietà a carico di imprese e lavoratori autonomi per coprire l’eventuale ondata di trasformazioni di rapporti precari in stabili, inserito nel provvedimento su input del ministero dell’Economia (preoccupato da una possibile carenza di fondi per effetto del robusto incentivo previsto dalla legge di stabilità a favore dei contratti a tempo indeterminato).
La commissione Bilancio propone un superamento tout court della clausola. «Si ritiene più corretto avviare un monitoraggio permanente delle risorse e degli effetti finanziari derivanti dalle nuove disposizioni – spiega al Sole 24 Ore il presidente, Francesco Boccia -. E nel caso questi fondi non siano più sufficienti si interverrà con un provvedimento legislativo ad hoc o, nel caso si sia in fase di sessione di Bilancio, direttamente nell’ex legge finanziaria». Per Boccia una siffatta riformulazione della norma è d’aiuto anche in termini più generali: «Può infatti rendere più semplice l’operazione di riforma dei meccanismi che determinano l’uso, spesso indistinto, delle clausole di salvaguardia nel bilancio dell Stato».
Come si ricorderà l’allarme su possibili incrementi dei contributi era stato lanciato da questo giornale all’indomani dell’arrivo in Parlamento dei Dlgs. La clausola era stata introdotta dal Mef come principio di cautela: la legge di Stabilità 2015, prevedendo la decontribuzione triennale, ha conteggiato una platea di possibili conversioni di circa 37mila collaborazioni. Con le nuove regole del Dlgs sui contratti si prevede che dal 1° gennaio 2016 si applica la disciplina del lavoro subordinato alle co.co.co. “fittizie” (quelle cioè continuative e organizzate); e in base a queste disposizioni sono state stimate minori entrate contributive su una collettività di circa 20mila collaboratori aggiuntivi (con reddito medio di 15mila euro). E sono state, quindi, messe ulteriori risorse per la decontribuzione (16 milioni per il 2015, 52 per il 2016, 40 per il 2017, 28 per il 2018). Somme evidentemente ritenute non sufficienti dalla Ragioneria, che ha richiesto l’introduzione, come clausola di salvaguardia, della possibilità di introdurre un contributo aggiuntivo di solidarietà a favore delle gestioni previdenziali a carico dei datori di lavoro del settore privato e dei lavoratori autonomi.
Una disposizione, però, che se applicata avrebbe portato al paradosso di penalizzare soprattutto le aziende che non trasformano i rapporti di collaborazione in tempi indeterminati, colpendole con un generalizzato aggravio di costi (con una mano si abbassa il costo del lavoro, con l’altra si alza). Per questo subito dopo l’allarme del Sole il ministro Poletti annunciò il superamento della clausola, prima che il Dlgs diventi definitivo; e ieri è arrivato l’altolà pure della commissione presieduta da Francesco Boccia.
«Il governo si era impegnato a fare marcia indietro sulla clausola di salvaguardia e il parere della Bilancio va nella stessa direzione», sottolinea Filippo Taddei, responsabile economico del Pd.
Anche per gli esperti è evidente che dovrà esserci un monitoraggio dell’incentivo previsto nella Stabilità 2015. «Il tema si dovrà affrontare – spiega Marco Leonardi, economista alla Statale di Milano -. La misura sta funzionando e, personalmente, credo che debba essere prorogata anche nel 2016. Si può ragionare su termini e modi».
La commissione Bilancio della Camera ha chiesto che si faccia un monitoraggio anche sulle disposizioni del Dlgs su conciliazione vita-lavoro.
I due Dlgs hanno ormai completato l’esame nelle sedi parlamentari; aspettano ora di tornare in Cdm per l’ok definitivo (da quanto si apprende potrebbero arrivare sul tavolo dell’esecutivo già il 25 maggio).

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