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Jobs Act, stop ai co.co.pro. “tutele crescenti” verso l’ok Renzi: riprendiamo i tedeschi

Addio cocopro. Venerdì prossimo il Consiglio dei ministro abolirà i contratti a progetto: una formula che interessa più di mezzo milione di lavoratori (oltre la metà donne) e che garantisce redditi mensili medi inferiori ai mille euro. Non se ne faranno più di nuovi e per quelli in corso dovrà essere individuata una «gestione transitoria», possibilmente senza ricorre ad una nuova tipologia contrattuale. Lo ha annunciato il ministro Poletti nell’incontro avuto ieri con le parti sociali per fare il punto sui decreti attuativi del Jobs Act che il governo varerà il 20 febbraio.

La partita rientra nella necessità di riordinare il ginepraio di contratti che regolano il lavoro precario, ma per i sindacati si tratta di poca cosa rispetto al «disboscamento» promesso. Venerdì, infatti – oltre all’approvazione definitiva sul contratto a tutele crescenti (con le nuove regole sui licenziamenti), sulla Naspi (il nuovo ammortizzatore sociale) e all’esame della bozza sull’Agenzia unica per le ispezioni sul lavoro ci sarà la rimodulazione delle regole per le partite Iva, l’abolizione dell’associazione in partecipazione, del job sharing e del co.co.pro. «Bisognerà definire meglio quale sia lavoro autonomo e quale subordinato» ha detto il ministro del Lavoro, ricordano però ai sindacati che sulle tipologie contrattuali – il Consiglio dei ministri deve ancora discutere e non è escluso che il piano presentato sia poi «tradotto diversamente». «Pensiamo di fare un’ operazione che blocchi la possibilità di nuove collaborazioni a progetto; su quelle che ci sono bisogna trovare una modalità di gestione della transizione», ha precisato Poletti, spiegando che per i co.co.co «ci sono situazioni specifiche nel pubblico e nel privato e vanno valutate». Confermato invece il fatto che il contratto a tempo determinato senza causale dureràata di 36 mesi.
Che il governo tenga molto alla questione lo dimostrato la visita fatta ieri da Renzi agli stabilimenti Fca di Mirafiori: «Siamo un paese manifatturiero secondo alla Germania, ma li riprenderemo» ha detto il premier. E ancora:«Sono gasatissimo dai progetti di Marchionne» riferendosi ai 1.500 posti che l’amministratore delegato ha promesso su Melfi anche in virtù della riforma del lavoro.
Entusiasmo che i sindacati non condividono: nemmeno sul «disboscamento» annunciato. «La montagna ha partorito il topolino» ha detto il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo, contestando oltre al merito anche il metodo («senza documenti e tutto subordinato al Consiglio dei ministri»). La Cisl chiede una vera pulizia «sulle forme mascherate di lavoro autonomo»; la Cgil proporrà un nuovo Statuto dei lavoratori e non esclude, una volta valutati i decreti attuativi del Jobs Act, di raccogliere le firme per sostenere questa proposta e per il referendum abrogativo.
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