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Jobs act, posti fissi cresciuti del 24%

La tentazione c’era stata: cancellare dal 2017 la mobilità, il sussidio per i lavoratori licenziati e in cerca di un nuovo posto, che verrà sostituita da altri strumenti. Ma lasciare intatto il contributo che le aziende versano per finanziarla, non proprio briciole visto che si tratta dello 0,3% del monte salari. E invece ieri è arrivato il chiarimento, con una modifica a uno dei decreti delegati del Jobs act , la riforma del lavoro, che il ministro Giuliano Poletti porterà nel prossimo consiglio dei ministri, domani o giovedì. 
A partire dal 2017 sparirà sia l’indennità di mobilità per il lavoratore sia il relativo contributo versato dalle aziende. Quei soldi non andranno a finire nel grande calderone delle entrate pubbliche, come temevano gli imprenditori. Un segnale di apertura verso il mondo produttivo, dopo che nei giorni scorsi Confindustria aveva parlato di manina anti azienda al lavoro nel governo. Che fa il paio con un’altra piccola modifica ai decreti delegati in fase di limatura. Nei giorni scorsi era stata aggiunta una norma per contrastare le cosiddette dimissioni in bianco, quelle fatte firmare al lavoratore al momento dell’assunzione, per poi essere tirate fuori in caso di problemi o anche di semplice gravidanza. Era stato aggiunto anche un periodo di sette giorni durante il quale il lavoratore che si è dimesso può fare marcia indietro. La «clausola di ripensamento» resta ma dovrebbe avere una durata più corta, tre giorni, al massimo cinque.
Per misurare l’effetto Jobs act , ieri il ministero del Lavoro ha pubblicato i dati sulle assunzioni e i licenziamenti nei primi tre mesi di quest’anno. Le tabelle confermano la tendenza venuta fuori con i dati parziali, diffusi mese per mese. Il numero totale delle assunzioni di ogni tipo, dalla collaborazione ai contratti stabili, è in aumento del 3,8%. Cresce un po’ meno, del 3,4%, il numero totale delle cessazioni. La vera differenza sta nel peso delle assunzioni a tempo indeterminato, con un aumento del 24,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La causa sta sia nello sconto sui contributi per tutti i contratti a tempo indeterminato, anche quelli con il vecchio articolo 18, partito a gennaio. Sia nel nuovo contratto a tutele crescenti, senza articolo 18 e quindi con l’indennizzo al posto del reintegro in caso di licenziamento illegittimo, disponibile da marzo. Ma proprio questa seconda modifica sembra decisiva per l’inversione di tendenza di queste settimane. A marzo le assunzioni stabili in più rispetto all’anno scorso sono state quasi 60 mila. A febbraio, quando c’era «solo» lo sconto sui contributi, l’aumento era stato della metà.

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