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Jobs act, Poletti punta a un indennizzo più alto

Ci deve essere un livello minimo di indennizzo che l’azienda paga al lavoratore licenziato per motivi economici? Gira attorno a questa domanda il braccio di ferro interno al governo sul primo decreto attuativo del Jobs act , la riforma del mercato del lavoro, che dovrebbe arrivare in consiglio dei ministri il 24 dicembre. Ed è un braccio di ferro che da ieri vede un clima diverso rispetto alla blindatura preventiva degli ultimi giorni: non solo perché, almeno nei toni, il governo sembra più aperto al dialogo con i sindacati. Ma soprattutto perché a spingere verso una linea più morbida è il ministro del Welfare Giuliano Poletti, che almeno finora si era tenuto allineato e coperto con il presidente del consiglio. 
Per capire cosa sta succedendo bisogna scendere sul piano tecnico e fare un passo indietro. Nella prima versione del decreto attuativo la soglia minima in questione non c’era. Si applicava solo la regola base: al lavoratore licenziato va un indennizzo pari a una mensilità e mezzo per ogni anno di servizio. Poi è arrivato lo studio della Uil, l’accusa che tra mini-indennizzi e incentivi alle assunzioni le aziende potrebbero guadagnarci assumendo e licenziando a stretto giro. Da allora il problema della soglia minima è sul tavolo del governo. La sinistra del Pd, e buona parte dei sindacati, chiede che l’indennizzo sia pari ad almeno sei mesi di stipendio a prescindere dall’anzianità di servizio. Il governo frena, gli uomini ai quali Renzi ha affidato la trattativa sono disposti a concedere al massimo tre mesi. Ma da ieri anche Poletti si è schierato per la linea dei sei mesi. Sorprendendo pure il premier, che ha incontrato ieri sera. E usando toni duri che nessuno aveva sentito finora, al punto da far pensare a qualcuno che a turbarlo sia stato il terremoto provocato dall’inchiesta su «Mafia Capitale», che ha coinvolto il mondo delle cooperative. In ogni caso la sua non sembra solo tattica in vista dell’incontro che avrà con i sindacati venerdì prossimo, proprio per parlare dell’attuazione del Jobs act . Semmai, per preparare il terreno, è in arrivo una riduzione al taglio dei trasferimenti ai patronati: in origine erano 150 milioni di euro, erano già diventati 75, adesso dovrebbero scendere a 40.
Lo sconto dovrebbe trovare posto nel disegno di legge di Stabilità, all’esame del Senato, dove restano ancora da sciogliere gli ultimi nodi. Sulla tassazione per le casse e i fondi pensione l’aumento previsto dal testo uscito dalla Camera dovrebbe essere alleggerito con un meccanismo di sgravio legato alla finalizzazione degli investimenti. Si cercano le coperture per estendere lo sconto Irap ai lavoratori autonomi che altrimenti, non avendo dipendenti, non sarebbero avvantaggiati dalla semplice deduzione del costo del lavoro. Caccia alle risorse anche per la detassazione dei salari di produttività .

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