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Jobs act: ok Cisl-Uil, aperture da Cgil

Pur essendo ancora allo stato embrionale di una bozza, il Jobs act di Renzi incassa commenti sostanzialmente favorevoli da parte dei sindacati, insieme ad alcune critiche, mentre Confindustria per un giudizio più complessivo aspetta di conoscere i contenuti in modo più dettagliato. Le imprese non rinunciano ad esprimere il loro punto di vista, per voce del vicepresidente di Confindustria per le relazioni industriali, Stefano Dolcetta: «Io credo che non si possa pensare di creare lavoro solo con un decreto legge. Bisogna mettere le aziende nelle condizioni di poter essere competitive per poter incrementare la produzione, poter esportare di più, e poter quindi incrementare l’occupazione».
Passando ai sindacati, la Cgil plaude per diversi punti del Jobs act: viene apprezzato il fatto che anche il Pd sostenga la legge sulla rappresentatività sindacale e la riduzione delle varie forme contrattuali. «Che si dica esplicitamente che bisogna ridurre le forme del lavoro è una novità assolutamente importante, finora lo dicevamo solo noi», sottolinea la leader della Cgil, Susanna Camusso. Corso d’Italia guarda con favore anche al contratto d’inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti che – è il ragionamento – finirebbe per assorbire altre forme contrattuali dando diritti ai lavoratori. Per la Cgil si tratta di uno “scampato pericolo”, visto che questa proposta – ancora sono solo due righe di testo – appare per la confederazione di gran lunga preferibile al cosiddetto “contratto unico” di Ichino su cui si è sempre detta contraria. Non mancano anche nodi critici, evidenziati nell’articolato commento della Camusso che premette «salutiamo con favore che il più grande partito del centrosinistra si stia impegnando a fare delle proposte sul lavoro», per aggiungere «avremmo sperato in una maggiore ambizione a partire dal tema della creazione del lavoro e della individuazione delle risorse, penso alla patrimoniale». La Cgil avrebbe voluto «più ambizione» anche sul tema della pubblica amministrazione e della dirigenza pubblica: «Siamo per la privatizzazione del rapporto di lavoro del pubblico impiego, perché vogliamo la chiarezza delle regole, e diciamo via i consulenti».
Più netto il giudizio del numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni: «Bisogna discuterne approfonditamente, ma tendenzialmente siamo favorevoli» sostiene, ricordando che «il lavoro lo si può creare solo con la buona economia. Ma il giudizio sul Jobs act di Renzi è positivo». Nel merito, Bonanni sottolinea positivamente la novità del contratto unico «che consente di riassumere attraverso un contratto di lavoro tante altre persone, a partire dalle false partite Iva che di solito sono usate per pagare meno la gente». Viene accolta con soddisfazione la proposta inserita nel Job act di prevedere la presenza di lavoratori all’interno dei Cda aziendali, che «è una nostra proposta storica». Il leader della Cisl ribadisce il no alla legge sulla rappresentatività, perché «è materia delle parti sociali e stiamo chiudendo l’accordo con Confindustria sul regolamento». La Cisl sollecita un incontro con Renzi. «Spero che decida di avere un confronto con noi – aggiunge Bonanni – dal sindacato potrà avere solo apporti positivi».
Spinge per passare presto dalle parole ai fatti il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, che sul Jobs act dice: «Vorrei rispondere con una battuta: già fatto». Per il leader della Uil «Renzi è una risorsa per il Paese e l’unica cosa che per ora possiamo dire è che speriamo che faccia». Nel merito: «Vuol proporre il contratto unico? Bene. Però, quando proporrà il reddito di disoccupazione, si renderà conto che le prime a porre ostacoli saranno le Regioni, le quali gli diranno che non hanno i soldi, ma è una bugia – conclude Angeletti–. La verità è che non sono organizzate nel far incrociare domanda e offerta di lavoro».

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