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Jobs Act, decreti attuativi da rivedere

La Confsal ha partecipato alle audizioni parlamentari sugli Atti di governo n.134 (Schema di decreto legislativo in materia di contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti) e n. 135 (Schema di decreto legislativo in materia di ammortizzatori sociali e ricollocazione dei lavoratori disoccupati).

La delegazione Confsal è stata sentita:

il giorno 20 gennaio 2015 dalle ore 8.30 alle ore 10.00 e dalle ore 20.30 alle ore 22.30 dalla 11^ commissione – lavoro e previdenza sociale del Senato;

il giorno 23 gennaio 2015 dalle ore 8.00 alle ore 9.30 dalla XI commissione – lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati.

In merito agli atti del governo n. 134 e 135 la delegazione Confsal, in linea con i contenuti in materia di Jobs Act riportati nei documenti deliberati dal Consiglio generale Confsal di gennaio e depositati agli atti parlamentari, ha dichiarato, in sintesi, quanto segue:

La Confsal aveva auspicato una definizione dei decreti attuativi puntuale e chiara al fine di consentire un’applicazione equa delle “nuove” tutele e una diminuzione del contenzioso in tutti i casi di licenziamento, sia per motivi economici che disciplinari e discriminatori.

La Confsal, al momento, valuta i contenuti dei due decreti con coerenza e equilibrio tenendo presente “il suo primario interesse a favore di un sistema di ‘nuove’ tutele e di modelli contrattuali pensati in relazione alla grave situazione occupazionale del paese”.

Ora, a nostro avviso, i due decreti governativi hanno bisogno di essere migliorati in alcune parti e modificati sostanzialmente in altre. Va sensibilmente modificata la normativa sui licenziamenti “collettivi”, il cui regime sanzionatorio previsto potrebbe rendere estremamente difficoltosi i processi di ristrutturazione aziendale e gli accordi fra imprese e sindacati. Per i licenziamenti collettivi è legittimo e utile ripristinare il diritto al reintegro e riaffermare così il valore della contrattazione.

Per quanto concerne il nuovo sistema degli ammortizzatori sociali, la Confsal, oltre a proporre alcuni “aggiustamenti” al testo, individua nel relativo puntuale finanziamento la vera questione da risolvere con adeguati stanziamenti.

La Confsal, però, per una valutazione definitiva del Jobs Act attende la possibile modifica sui licenziamenti collettivi e l’emanazione degli altri decreti delegati. Soprattutto, attende di sapere se il nuovo contratto a tutele crescenti assorbirà e quindi cancellerà tutte le forme contrattuali della diffusa precarietà, dai finti collaboratori agli associati in partecipazione e dalle finte partite IVA ai lavoratori a chiamata, che interessano circa 2 milioni di lavoratori.

E’ questa la questione centrale della riforma dei modelli contrattuali che il governo non può disattendere se vuole dare vero valore sociale al contratto a tutele crescenti e garantire una relativa stabilità dei rapporti di lavoro.

Inoltre, si rende urgente la costituzione di un’Agenzia Nazionale di coordinamento dei servizi per l’impiego e la formazione professionale.

Sui possibili effetti economici e occupazionali del Jobs Act, la Confsal parte dalla convinzione che i provvedimenti di legge costituiscono una delle condizioni, più o meno utili, ma non la condizione sufficiente per far crescere economia e occupazione. L’occupazione dipende dall’andamento dell’economia e dalle scelte delle imprese.

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