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Jobs act, confronto sui ritocchi

Il Jobs act è ad un bivio tra la fiducia e ritocchi concordati prima all’interno della maggioranza, e poi con il Governo. 
Il premier Renzi ha blindato il Ddl delega, sostenendo che non può essere modificato il testo approvato dal Senato, senza escludere anche alla Camera il ricorso alla fiducia per assicurare un rapido via libera al testo. Tuttavia, al di là delle dichiarazioni ufficiali, continuano i contatti tra gli esponenti del governo, in primis il ministro Giuliano Poletti che con il sottosegretario Teresa Bellanova sta svolgendo il ruolo di mediatore, con il presidente della commissione Lavoro e relatore, Cesare Damiano (Pd) e altri esponenti della minoranza Pd, per cercare una posizione comune che possa essere accettata dagli alleati nella maggioranza, prima della scadenza per la presentazione degli emendamenti, attesa intorno al 12 novembre, e prima del voto. «Oggi c’è una discussione alla Camera, è bene che ci sia questo confronto – afferma il ministro Poletti – ma è essenziale che ci siano tempi rapidi. Cerchiamo di fare il più veloce possibile per promuovere una volta tanto nel nostro paese i contratti a tempo indeterminato».
Quanto a Ncd, per voce del capogruppo in commissione lavoro, Sergio Pizzolante, chiude a qualsiasi tentativo di modifica al Ddl: «Il testo uscito dal Senato non si tocca – afferma –. Quel testo è il frutto di un accordo politico già raggiunto tra le diverse anime della maggioranza». Il Pd è diviso, tra la minoranza che intende esplicitare nel testo della delega i 4 punti contenuti nell’ordine del giorno approvato dalla direzione nazionale Dem, soprattutto gli aspetti che riguardano la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (per specificare che la reintegra viene confermata per i casi più gravi dei licenziamenti disciplinari) e sulla riduzione delle forme contrattuali (con l’individuazione più precisa delle tipologie da sfoltire, come i Cocopro). La minoranza chiede anche garanzie sulle risorse per finanziare la riforma degli ammortizzatori: la risposta in questo caso potrebbe arrivare dalla legge di stabilità all’esame in questi giorni sempre alla Camera. «Va chiarito che i 2 miliardi attualmente previsti siano realmente aggiuntivi – spiega Damiano – perchè così come formulata la norma non fa altro che confermare sostanzialmente l’importo dell’anno precedente». Le risposte che arriveranno (o meno) con la legge di stabilità potranno influenzare l’atteggiamento della sinistra Dem sul Jobs act.
Questa settimana in commissione lavoro, comunque, non verrà esaminato il Ddl delega: «Non bisogna giocare al rinvio – sottolinea il sottosegretario Bellanova – siamo disposti a ragionare su qualche intervento che non stravolga il testo, perchè dal 1° gennaio dobbiamo essere pronti con i decreti attuativi». I renziani del Pd premono per arrivare ad una rapida approvazione del Ddl per dare subito una risposta all’emergenza lavoro. «Questo è il momento in cui bisogna fare un passo indietro e lasciare lavorare bene la commissione – ha detto il presidente della Camera Laura Boldrini – sarà il presidente della commissione a valutare i lavori e decidere quando il testo si potrà portare in aula. Fare pressioni al momento è inutile e controproducente». Altri punti su cui si sta ragionando sono la norma sulle mansioni e quella sui controlli a distanza. Sulla prima, una parte del Pd vorrebbe confermare un ruolo attivo affidato al sindacato, mentre le imprese chiedono maggiore flessibilità nella gestione del rapporto di lavoro, sulla falsariga di quanto accade in Germania con il Job rotation che consente di impiegare dipendenti per profili diversi, con un legame con la formazione professionale. Quanto ai controlli a distanza si ragiona se i controlli devono riguardare i soli impianti o anche i lavoratori. C’è poi il nodo cassa integrazione straordinaria: va chiarito se continua ad applicarsi anche alla parte del ramo d’azienda non cessato, che prosegue l’attività (così come formulato il Ddl delega è contraddittorio).
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