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Jobs Act: al via il secondo atto E il primo è piaciuto (quasi) a tutti

Jobs Act per tutti. Dopo quello sui lavoratori dipendenti, che ha profondamente cambiato il diritto e le tutele del lavoro in Italia, il governo lavora ora ad un nuovo Jobs Act per le «partite Iva».
Gli ultimi decreti legislativi, approvati nel corso del 2015, che hanno completato la riforma del lavoro, hanno riformato un sistema sostanzialmente bloccato da decenni, sia per quanto riguarda la cassa integrazione che le norme sui licenziamenti (articolo 18). Secondo alcuni studi, gli incentivi alle assunzioni varati a inizio anno sono l’aspetto della riforma che convince maggiormente sia le aziende che i dipendenti: il 69% delle imprese ritiene infatti che il contratto a tutele crescenti e l’esenzione contributiva siano i principali vantaggi offerti dal Jobs Act. Sulla scia anche di questi consensi, il governo punta ad estendere gli sgravi fiscali previsti nel contratto a tutele crescenti del Jobs Act anche al 2016, sia pure in forma ridotta. In questo modo l’esecutivo vuole mantenere uno degli strumenti che più ha funzionato quest’anno nella creazione di posti di lavoro stabili: il prolungamento degli sgravi contributivi per i neo assunti a tempo indeterminato. Che però a partire dal 2016 si dimezzano, passando da 8.060 a circa 4 mila euro.
Secondo l’Inps, il nuovo meccanismo ha letteralmente fatto volare le assunzioni nei primi 8 mesi dell’anno: tra gennaio e agosto i contratti sono aumentati del 9,7% sullo stesso periodo del 2014.
Consolidamento
«Prolungare gli incentivi, anche se in forma ridotta, consolida questa ripresa in atto che sembra dare i suoi frutti — spiega Aldo Bottini, vice presidente nazionale dell’Agi (Associazione giuslavoristi italiani) —. Alcune aziende si renderanno conto che è molto più conveniente assumere a tempo indeterminato che dar lavoro ad un free lance . Dal prossimo anno, inoltre, molte collaborazioni, come ad esempio i contratti a progetto, non si potranno più fare».
Di fatto, verranno spazzati vie tutti i vari rapporti in stile co.co.co ed avremo solo due tipologie contrattuali: assunzioni a tempo indeterminato da una parte ed autonomi dall’altra. Oltre ai più autorevoli studi legali d’Italia e la Ue anche l’Ocse promuove il Jobs Act. «Vista la necessità di far ripartire l’occupazione ed i consumi, la decontribuzione fiscale legata a contratti a tempo indeterminato è la soluzione giusta — spiega Stefano Scarpetta, direttore del dipartimento Lavoro e Affari sociali dell’Ocse —. Si creano opportunità stabili di lavoro, ovvero maggiori investimenti da parte degli imprenditori sui contratti fissi».
Autonomi
Le nuove misure appena approvate dalla legge di Stabilità prevedono un Jobs Act esteso alle «partite Iva» ovvero ai lavoratori autonomi che, per la prima volta, potranno beneficiare di assistenza previdenziale (maternità, malattia, etc.) proprio come un lavoratore dipendente. Così, se da una parte si agevolano le assunzioni, dall’altra si mira ad ampliare i diritti e le tutele anche degli autonomi. In particolare il nuovo «Statuto dei lavoratori autonomi» consente ai professionisti di dedurre le spese per la formazione (master, corsi di aggiornamento, congressi) fino a 10 mila euro annui, di ampliare la maternità ai congedi parentali per le lavoratrici autonome. E di pagare meno tasse con il nuovo regime dei minimi.
Fisco
«Una partita Iva fino ad oggi pagava una tassazione minima per i primi 5 anni, dopo di che le tasse aumentavano — spiega Costanzo Ranci, docente di Sociologia economica al Politecnico di Milano —. Da adesso in poi, invece, non conterà più l’anzianità quanto il fatturato. Il piccolo lavoratore (che fattura fino a 30 mila euro annui) pagherà solo il 15% di tasse». In questo modo, si vuole incentivare un giovane ad avviare un’attività in proprio, usufruendo delle agevolazioni, e «si vogliono aiutare le giovani pmi a resistere nel tempo», conclude Ranci.

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