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Ivass sblocca le cedole ai soci ma bacchetta le compagnie

Tornano i dividendi per le compagnie di assicurazione, che nell’anno nero della pandemia hanno messo da parte un “tesoretto” per i risparmi sui sinistri Rc auto di 2,3 miliardi di euro, solo in parte restituito agli assicurati.

Le cedole 2019 – da distribuire nel 2020 – erano state congelate su raccomandazione delle autorità Ue, e solo da poco è stato riattivata una parziale distribuzione. Ebbene l’Ivass – Istituto di vigilanza sulle assicurazioni – ora ritiene non più necessario rinnovare il blocco, che nel 2020 aveva tenuti fermi nelle casse delle compagnie italiane circa 4,4 miliardi di euro. Il presidente dell’istituto, Luigi Federico Signorini, è stato chiaro: «La situazione è ora meno drammatica. Alla fine di settembre la raccomandazione europea cessa di avere effetto. A meno che la situazione economica, finanziaria e sanitaria non torni a peggiorare seriamente (una possibilità che non si può ancora escludere), non vediamo la necessità di reiterarla». Nella sua prima relazione annuale Signorini – che ricopre la carica da pochi mesi in quanto direttore generale della Banca d’Italia, subentrato a Daniele Franco poco dopo la nascita del governo Draghi – su questo punto è stato netto: sui dividendi «emerge ancora una volta l’importanza di un’azione più coordinata». Infatti in Germania i dividendi assicurativi sono stati distribuiti, e anche in parte in Francia, mentre l’Italia ha seguito le raccomandazioni delle autorità.

Ma la pandemia, come si è visto, ha portato con sè anche un boom di profitti realizzati nella Rc auto lo scorso anno, grazie al calo della circolazione per effetto dei lockdown. Ma non tutte le compagnie hanno restituito, su base volontaria, ai clienti parte dei premi: quelle che risultano «ritardatarie» nell’offrire ristori alla clientela «dovrebbero riesaminare urgentemente la questione» dice Signorini. Le compagnie del settore danni lo scorso anno hanno registrato un balzo dei profitti del 45%, grazie soprattutto alla Rc auto, dove i premi sono calati del 5,5% ma gli oneri per i sinistri del 20% per la riduzione degli incidenti legata alle restrizioni alla mobilità: su 2,2 miliardi di euro risparmiati, 800 milioni sono stati restituiti, ma con forti differenze fra le compagnie. «Alcune compagnie hanno riconosciuto – ricorda Signorini – su base volontaria, forme di ristoro ai propri assicurati; non tutte, e non tutte allo stesso modo o nella stessa misura. Le differenze sono marcate. Ora che le limitazioni alla mobilità sono quasi del tutto rientrate, i ritardatari dovrebbero riesaminare urgentemente la questione. I consumatori potranno intanto informarsi e valutare i comportamenti delle compagnie». In generale nel 2020 i profitti delle assicurazioni italiane sono rimasti pressoché stabili, a 8,6 miliardi, e il RoE medio si è attestato all’11,6% dal 12,3% nel 2019. Nel settore Vita i profitti sono calati del 20% e la raccolta è diminuita di circa 4 punti, con una diminuzione della raccolta molto pesante per i prodotti più tipicamente assicurativi, le polizze del ramo I (assicurazioni sulla durata della vita umana: -9,5%). Sono cresciuti i premi del ramo III, dove il rischio di investimento ricade sugli assicurati (unit linked: +6,2%). Inoltre, dice Signorini, «la composizione del portafoglio Vita continua a modificarsi in favore dei prodotti più simili a quelli finanziari come fondi o gestioni, dai quali i prodotti del ramo III non si distanziano molto nella sostanza economica. Si riduce l’elemento prettamente assicurativo, cioè la prestazione di garanzie finanziarie e demografiche». Sulle prospettive strategiche del settore un’indicazione: in Italia andranno introdotte polizze obbligatorie o semi-obbligatorie per fare fronte a rischi legati a catastrofi naturali.

Infine un accenno di Signorini al rapporto con Bankitalia, nella quale Ivass è integrata dal 2012. L’istituto rafforzerà le sinergie e l’integrazione con Via Nazionale: «Lo sfruttamento di sinergie con la Banca d’Italia dovrà continuare a rafforzarsi, perseguirò, nel rispetto dei vincoli istituzionali, forme di integrazione maggiori».

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