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Ivass: compagnie pronte a Solvency II

La crisi che aveva colpito le compagnie assicurative nel biennio 2010-2011 è definitivamente superata e l’era dei tassi d’interesse molto bassi non fa paura alle compagnie italiane, che hanno saputo bilanciare le durate finanziarie dell’attivo e del passivo molto meglio delle consorelle tedesche e francesi, come si desume dagli stress test condotti dall’Eiopa.Non mancano le buone notizie nella relazione annuale dell’Ivass, presentata ieri dal suo presidente, Salvatore Rossi. Nei tre anni successivi alla crisi , ha spiegato il responsabile dell’organismo di controllo «sono tornati i profitti, dell’ordine dei 5-6 miliardi l’anno. Contribuiscono al buon risultato tutti i rami di attività».Infatti «il Roe complessivo per l’industria assicurativa italiana è salito al 9,3% (8,2% nel 2013) allineandosi a quello medio europeo». Nel biennio di crisi le compagnie italiane avevano registrato perdite cumulate per 4,4 miliardi; quest’anno, invece, la raccolta premi è aumentata del 20% (quasi 150 miliardi di euro in più) sfiorando il 9% del pil ma l’aumento è tutto nel ramo vita(le polizze Rc auto restano su una tendenza discendente mentre nei rami danni “ non automobilistici” «la cronica sottoassicurazione degli italiani non accenna a diminuire» .
Anche sotto il profilo della capitalizzazione le indicazioni appaiono nel complesso positive : per l’intero sistema i fondi propri sono pari a più di due volte il requisito regolamentare chiesto dal regime Solvency 2 che entrerà in vigore il primo gennaio 2016 e le imprese assicurative che necessiterebbero di aumenti di capitale rappresentano il 3% del sistema . Rossi ha ricordato che nelle sede internazionali si discute sul trattamento prudenziale dei titoli di Stato, finora considerati attività prive di rischio. L’Ivass ha votato contro l’opinione espressa dall’Eiopa, che vorrebbe fosse introdotta obbligatoriamente nei modelli interni delle compagnie una ponderazione per il rischio dell’investimento in titoli di stato. Ma intanto «a marzo scorso l’Ivass ha comunque chiesto alle compagnie di valutare il rischio sovrano nel loro schema di autovalutazione dei rischi».Dalla relazione annuale emerge che alla fine dello scorso anno i titoli di Stato quotati e non quotati nel portafolgio delle compagnie erano pari a 292,6 miliardi con un incremento del 10% rispetto al 2013. L’incidenza sul totale delle attività scende al 61,4% dal 62,5% dell’anno precedente. Nei rami vita i titoli di Stato sono il 74,8% dei titoli di debito.Il presidente dell’Ivass, in ogni caso, ha formulato alcune sollecitazioni nei confronti del sistema assicurativo. La prima riguarda «l’opportunità finora non colta» offerta dalla nuova nomrativa , di contribuire al finanziamento delle imprese investendo in mini-bonds e in prestiti bancari cartolarizzati o erogando direttamente credito(il potenziale di investimento è pari a oltre 60 miliardi, è stato ricordato). La seconda sollecitazione riguarda la necessità di non perdere di vista, sull’onda di una ricerca di maggiore redditività in questa epoca di bassi rendimenti che ha portato al raddoppio delle polizze unit linked rispetto al 2014 nei primi quattro mesi dell’anno, le finalità più tipicamente previdenziali . Rossi ha spezzato una lancia a favore di un’incentivazione fiscale per assicurazioni da quarta età, come il rischio di perdita dell’autosufficienza in età avanzata.Infine, ma non certo come tema minore, l’Ivass mantiene un faro acceso sulle performance dell’Rc auto:i dati di mercato «mostrano ora progressi considerevoli» e «poco mancherebbe a una vera e propria svolta”. Resta però il fatto che quello italiano è ormai un “caso”. «Che si tratti di un caso- ha detto infatti Rossi – è più che noto: da molti anni l’Italia è il paese dalle tariffe più alte nel confronto internazionale». I prezzi effettivi rilevati dall’Autorità di vigilanza hanno mostrato mediamente un calo di quasi l’8% lo scorso anno, proseguendo una tendenza discendente già iniziata l’anno prima.Le tariffe scendono perché diminuiscono incidenti e costo deirisarcimenti e “si sono fatti progressi anche sul terreno della concorrenza e della diversificazione dei prodotti offerti”. Così, la concentrazione del mercato si è ridotta del 15% rispetto al 2013 ed è aumentata la mobilità dei clienti fra una compagnia el’altra, cosa che favorisce una pressione forte al ribasso dei prezzi. Lo scorso anno un assicurato su sei ha cambiato compagnia, spuntando una riduzione di prezzopari in media al 22% rispetto al contratto precedente, mentre chi è rimasto fedele alla sia compagnia ha beneficiato, sì, di una riduzione di prezzo , ma solo del 5%.

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