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Iva, uno spiraglio sulle sanzioni

Gli effetti pratici (soprattutto a livello sanzionatorio) della novità prevista dallo schema di decreto legislativo in tema di comunicazione all’agenzia delle Entrate dei dati contenuti nelle dichiarazioni d’intento rilasciate dagli “esportatori abituali” andranno verificati nei prossimi mesi. Il rodaggio si avrà, in particolare, all’atto dell’invio delle dichiarazioni emesse a fine anno a valere per il 2015, primo anno di applicazione della norma.
L’intervento era sicuramente atteso: addossare la trasmissione telematica del modello sull’esportatore “emittente” e non sul fornitore “ricevente” significa sollevare tale soggetto dal rischio di pesanti sanzioni, conseguenti a mere dimenticanze e in assenza di evasione. Con l’entrata in vigore della nuova disposizione, infatti, il fornitore è sanzionato solo se effettua operazioni non imponibili prima di aver ricevuto dal proprio cessionario o committente la dichiarazione d’intento trasmessa da quest’ultimo alle Entrate, unitamente alla relativa ricevuta di presentazione. Il (previsto) nuovo testo dell’articolo 7, comma 4-bis del decreto legislativo 471/97, inoltre, dispone che il fornitore verifichi telematicamente l’avvenuta presentazione alle Entrate della dichiarazione d’intento, presumibilmente al fine di evitare frodi nei documenti rilasciati dal cliente. Il meccanismo di questa verifica dovrà essere messo a punto con un provvedimento direttoriale da emanarsi forse con modalità analoghe a quelle già oggi in uso per il controllo delle partite Iva comunitarie. Restano comunque fermi, a quanto sembra, ulteriori adempimenti a cui è tenuto il cedente o prestatore in base all’articolo 1 del decreto legge 746/1983 su cui le nuove norme non incidono: si tratta dell’annotazione in un registro (ovvero nella sezione del registro delle fatture o dei corrispettivi) delle dichiarazioni ricevute e dell’indicazione degli estremi delle stesse nelle fatture emesse applicando il regime di non imponibilità. Vedremo se l’amministrazione finanziaria riterrà di “aggiornare” queste indicazioni con ulteriori dati riferiti alla ricevuta di trasmissione rilasciata dall’Agenzia all’esportatore abituale, anche se occorre evitare che una semplificazione porti con sé altre complicazioni. In proposito va segnalato che in giurisprudenza sussiste un orientamento secondo cui la mancata esposizione dei dati in fattura non fa venir meno il regime di non imponibilità dell’operazione, atteso che l’omissione non è suscettibile di incidere sulla sostanziale correttezza dell’operazione (Ctp Torino n. 49/15/11).
Le sanzioni previste in capo al cedente/prestatore (circolari n. 10/E/2005 e n. 41/E/2005) vanno sottoposte a una “prova di resistenza” per verificare se, a seguito del venir meno di alcuni adempimenti specificamente previsti in precedenza, siano ancora applicabili e se risultino punibili, in caso di futuro accertamento, le violazioni commesse in passato nella vigenza delle vecchie regole. Sinteticamente, sinora il cedente o prestatore era sanzionato:
ein misura fissa (da 258 a 2.065 euro) se non trasmetteva i dati della dichiarazione ricevuta in assenza di operazioni poste in essere in sospensione d’imposta, o li trasmetteva incompleti o inesatti;
rin misura proporzionale (dal 100 al 200% dell’imposta non applicata) se l’omissione si accompagnava a forniture/prestazioni regolari in merito alla dichiarazione fornita dall’esportatore abituale;
tcon la sanzione proporzionale e con la solidarietà sul tributo non applicato se all’omissione si accompagnava l’infedeltà della lettera d’intenti.
L’ipotesi 1) pare oramai superata da quando (articolo 2, comma 4, Dl n. 16/2012) l’invio va effettuato entro il termine della prima liquidazione periodica in cui confluiscono le operazioni effettuate senza applicazione dell’imposta. La modifica sostanziale dell’adempimento richiesto al cedente/prestatore potrebbe ora far ritenere non punibile per il passato almeno l’ipotesi 2).

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