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Iva sui servizi intra-Ue con le regole dei beni

di Matteo Mantovani e Benedetto Santacroce

Ritorno al passato per i servizi intracomunitari sui quali – dal 17 marzo 2012 – l'Iva va assolta con l'integrazione della fattura del prestatore. Il legislatore ha utilizzato il veicolo della legge Comunitaria (legge n. 217/2011, in vigore da domani) per apportare un'importante modifica, di matrice interna, all'articolo 17 del Dpr 633/72, nella parte in cui (al secondo comma) disciplina la modalità di assolvimento dell'imposta nel caso di prestazioni di servizi "generiche" (articolo 7-ter, Dpr 633/72) rese a un committente nazionale da un soggetto passivo stabilito in un altro Stato Ue. In simili ipotesi l'Iva deve essere assolta dall'operatore nazionale in reverse charge osservando – e questa è la novità – le formalità previste dagli articoli 46 e 47 del Dl 331/93.
L'intervento – annunciato da tempo – ristabilisce un adeguato livello di armonizzazione al sistema dell'Iva, la cui coerenza era stata in parte alterata a seguito del recepimento del cosiddetto vat package comunitario ad opera del Dlgs 18/2010. Questa norma oltre che adeguare la territorialità delle prestazioni di servizi ai dettami comunitari, ha disposto una generalizzata estensione del reverse charge ai rapporti business to business posti in essere con operatori non residenti in Italia. In particolare, a partire dal 1° gennaio 2010, l'inversione contabile è diventata la modalità obbligatoria di assolvimento dell'imposta in relazione a tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate da un soggetto non nazionale nei confronti di un operatore stabilito nel Paese.
L'articolo 17, comma 2, del Dpr 633/72, così come modificato dal Dlgs 18/2010, individua nel cessionario/committente italiano il debitore dell'imposta nei confronti dell'erario, ponendo a carico di quest'ultimo l'obbligo di provvedere ai connessi adempimenti di liquidazione e versamento. Lo strumento designato a tal fine è l'autofattura (da emettere in un unico esemplare), con annotazione del documento – nel rispetto delle ordinarie tempistiche – sia nel registro delle vendite che in quello degli acquisti. In questo contesto, la fattura emessa del cedente/prestatore, ancorché comunitario, non ha alcun valore, se non di carattere meramente contabile.
Questa scelta – peraltro rispettosa dei principi europei -, ha creato una spaccatura fra le cessioni di beni e le prestazioni di servizi realizzate in ambito intra Ue: le prime ancora disciplinate dalla normativa speciale dettata dal Dl 331/93 e sottoposte al regime dell'integrazione della fattura, le seconde confluite nella normativa ordinaria sulla territorialità recata dal Dpr 633/72 e regolate tramite autofatturazione.
La Comunitaria compensa questa frattura rimettendo in comune le regole di fatturazione e registrazione: anche per le prestazioni di servizi "generiche" rese da soggetto Ue tornano applicabili i precetti dettati dagli articoli 46 e 47 del Dl 331/93. L'articolo 17, comma 2, nella versione aggiornata, rinvia espressamente alle modalità di fatturazione e registrazione previste dai richiamati articoli, che prima della riforma del 2010 già si applicavano alle prestazioni intracomunitarie di servizi relativi a beni mobili, di trasporto di beni e di intermediazione. Questo parziale ritorno a regole pregresse implica, in primo luogo, che l'assolvimento dell'Iva dovrà avvenire mediante integrazione della fattura del soggetto non stabilito. Il che introduce sia elementi di semplificazione che di complessità.
Sul primo versante, poter fare riferimento a una disciplina unitaria e già nota riduce i margini di incertezza, specie quelli connessi al momento in cui la prestazione deve essere autofatturata e inserita in Intrastat: dovendo dare rilievo alla fattura del non residente tale problematica viene meno.
Sul fronte degli aggravi, la novità introduce un ulteriore caso di eccezione in un contesto già abbastanza complicato. La modifica concerne i soli servizi "generici" (articolo 7-ter) quando prestati da soggetti Ue, mentre tutti i servizi in deroga (articoli 7-quater e quinquies) o quelli prestati da non comunitari rimangono nella vecchia regola (autofattura). Inoltre, considerato il richiamo all'articolo 46 del Dl 331/93, per la tipologia di rapporti interessati dalla novità, risulterà particolarmente importante verificare l'avvenuta ricezione della fattura del prestatore e la regolarità dei dati esposti, poiché è responsabilità del cessionario provvedere a correggere eventuali inesattezze.
Le regole Iva introdotte dalla Comunitaria 2010 si applicano alle operazioni effettuate a partire dal sessantesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge, ossia dal 17 marzo 2012 (sessanta giorni successivi al 17 gennaio 2012, data di entrata in vigore della legge tenuto conto del periodo ordinario di vacatio). Fa eccezione la nuova disciplina della cessione di navi, già operativa da domani.

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