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Iva, prorata a base territoriale

No al calcolo del prorata accentrato: la casa madre e le stabile organizzazioni all’estero devono determinare in modo distinto la percentuale dell’Iva ammessa in detrazione, in relazione all’attività economica esercitata da ciascuna articolazione nel proprio territorio. Ai detti fini, inoltre, non si può tenere conto delle operazioni realizzate dalla succursale stabilita fuori dell’Ue.

Queste le importanti statuizioni rese dalla Corte di giustizia Ue nella sentenza 12 settembre 2013, C-388/11, dalla quale si desume il principio per cui il diritto alla detrazione dell’Iva, per le società che hanno sedi secondarie svolgenti attività economiche in diversi paesi, va determinato autonomamente, in ciascun paese membro dell’Ue, tenendo conto della natura delle operazioni ivi realizzate, senza commistioni territoriali. La Corte, sollecitata a risolvere alcune questioni sollevate dai giudici francesi in relazione alla controversia riguardante un istituto di credito avente sede principale in Francia e succursali sia in altri paesi Ue che in paesi terzi, ha infatti respinto la tesi contraria, basata sul principio dell’unicità del soggetto giuridico.

La prima questione mirava a sapere come debba determinarsi il prorata di detrazione della sede principale e quello delle sedi secondarie stabilite in altri paesi, e più precisamente se la sede principale possa prendere in considerazione il fatturato realizzato dalle sedi secondarie stabilite in altri stati membri.

Al riguardo, la Corte osserva anzitutto che la lettera delle disposizioni di riferimento (all’epoca, artt. 17 e 19 della sesta direttiva) non consente di affermare che, ai suddetti fini, la società possa prendere in considerazione il fatturato realizzato dalle sue succursali. Sotto il profilo sistematico, poi, la società che ha fissato la propria sede in uno stato membro e che dispone di una stabile organizzazione in un altro stato membro, ai fini della determinazione del diritto alla detrazione, deve essere considerata come stabilita in quest’ultimo stato per le attività che in esso vengono svolte e non potrà pretendere il rimborso dell’Iva ai sensi dell’ottava direttiva, che compete, in luogo della detrazione, ai soggetti non stabiliti. Spetta dunque alla stabile organizzazione esercitare, nello stato membro in cui è situata, il diritto alla detrazione dell’Iva relativa agli acquisti ivi realizzati.

Pertanto, il principio, sancito dalla Corte in una precedente sentenza riguardante l’Italia, secondo cui la stabile organizzazione situata in uno stato membro e la sede principale situata in un altro stato membro costituiscono un unico soggetto Iva, implica che un unico soggetto passivo è sottoposto, oltre al regime applicabile nello stato in cui ha sede, a tanti regimi di detrazione nazionali quanti sono gli stati membri in cui dispone di stabili organizzazioni. Ne discende che, poiché le modalità di calcolo del prorata sono un elemento fondamentale del sistema delle detrazioni, non si può, senza pregiudicare il sistema, tenere conto, nel calcolo del prorata della sede principale, delle operazioni realizzate da tutte le stabili organizzazioni negli altri stati membri.

Sulla seconda questione, volta a sapere se la società possa prendere in considerazione, ai fini del prorata, il fatturato realizzato dalle sue succursali stabilite in paesi terzi, la Corte rileva che non esiste nella normativa alcun elemento che consenta di concludere in senso affermativo.

Né una simile conclusione può sostenersi in base all’argomento per cui la società con sede principale in uno stato membro e succursale in un paese terzo deve ricevere lo stesso trattamento tributario di una società che fornisce le stesse prestazioni di servizi senza una succursale, oppure che dispone, a tale scopo, di una controllata in detto stato terzo: tali differenti opzioni, osserva la Corte, riflettono infatti situazioni chiaramente distinte e non possono pertanto ricevere lo stesso trattamento tributario. Peraltro, aggiunge la Corte, i soggetti passivi sono liberi di scegliere le strutture organizzative e le modalità operative che ritengono più appropriate per le loro attività economiche e al fine di limitare i loro oneri fiscali.

In merito alla terza questione, infine, la Corte ha escluso che l’art. 17, paragrafo 5, terzo comma, che consente agli stati membri di autorizzare il soggetto passivo a calcolare distinti prorata per ciascun settore dell’attività, possa interpretarsi nel senso che per settore dell’attività si possa intendere la succursale stabilita all’estero.

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