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Iva, perdonati gli errori «tecnici»

È in base al momento in cui l’operazione si considera effettuata che si determina la misura dell’aliquota Iva. Questa la principale conferma contenuta nella circolare 32/E di ieri, la quale, dopo aver richiamato la validità dei chiarimenti forniti con la circolare 45/E/2011, in occasione del precedente innalzamento (dal 20 al 21%) in vigore dal 17 settembre 2011, ricorda che la nuova aliquota ordinaria del 22% si applica alle operazioni effettuate a partire dal 1° ottobre scorso (nessuna modifica ha interessato le attuali aliquote ridotte del 4 e del 10%, di cui alla parte II e III della tabella A allegata al decreto Iva).
Al riguardo, occorre fare riferimento agli ordinari criteri previsti dall’articolo 6 del Dpr 633/72 per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, compresi quelli effettuati in ambito internazionale. Per le forniture di beni, pertanto, rileva il momento della consegna/spedizione, anche qualora l’operatore decida di fruire del maggior termine previsto per l’emissione della fattura (per una consegna di beni, documentata da Ddt, avvenuta a settembre e fatturata entro il 15 ottobre, quindi, l’aliquota applicabile era quella del 21%). Per i servizi, in base ai criteri generali, conta la data del pagamento totale o parziale (salvo il caso della fattura emessa anticipatamente), ai fini dell’applicazione della vecchia o della nuova aliquota.
Per una prestazione “generica” in ambito internazionale (regolata dall’articolo 7 ter, quanto a territorialità), invece, occorrerà integrare la fattura (in caso di prestatore comunitario) o emettere l’autofattura (se il prestatore è extraUe) con la vecchia aliquota, solo se al 30 settembre la prestazione può dirsi ultimata, potendosi avere riguardo (circolari 35/E/2012 e 16/E/2013), e fatto sempre salvo il pagamento anticipato, alla data di ricezione della fattura o di altro documento (in caso di fornitore extracomunitario). Se la prestazione generica è a carattere periodico o continuativo, ci si riferirà alla data di maturazione del corrispettivo.
Per le importazioni, le Entrate confermano il riferimento all’articolo 201 del codice doganale comunitario e, quindi, alla data dell’accettazione della dichiarazione doganale (risoluzione 228/E/2007), mentre, per gli acquisti intracomunitari di beni, si deve tener conto che le regole sul momento di effettuazione sono cambiate dal 2013. Ai sensi dell’articolo 39 del Dl 331/93, infatti, da quest’anno conta l’inizio del trasporto o della spedizione dallo Stato membro di provenienza dei beni. Per un trasporto iniziato il 30 settembre, pertanto, la fattura del fornitore comunitario va integrata con l’aliquota del 21%, con la precisazione che se, in relazione a questa specifica fattispecie, la fattura non perviene entro il mese di novembre, il cessionario residente dovrà emettere autofattura (da regolarizzazione) entro il 15 dicembre ancora con la vecchia aliquota (articolo 46, comma 5, Dl n. 331/1993).
Ai sensi dell’articolo 39, comma 2 del decreto 331/93, in caso di fatturazione anticipata da parte del cedente comunitario occorre però avere riguardo alla data della fattura (limitatamente all’importo fatturato), mentre non assume alcun rilievo l’eventuale pagamento anticipato (salvo che il fornitore non emetta facoltativamente la fattura).
In linea con le attese, sono anche le indicazioni della circolare per le operazioni eseguite in regime di Iva per cassa. L’Agenzia ribadisce che l’aliquota va determinata sulla base del momento d’effettuazione, dato che il sistema del cash accounting introduce deroghe al regime ordinario solo con riguardo all’esigibilità/detrazione dell’imposta, ma nulla innova con riferimento all’effettuazione delle operazioni.
Le Entrate, richiamando il comunicato stampa del 30 settembre, si occupano anche della correzione degli errori commessi in fase di prima applicazione della nuova aliquota. La possibilità di regolarizzare, secondo il calendario indicato, eventuali violazioni senza applicazione di sanzioni sembra ammessa solo se sussistono ragioni di ordine tecnico che impediscono un pronto aggiornamento dei software di fatturazione o dei registratori di cassa.

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