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Iva, parte la corsa ai rimborsi sugli acquisti in trasferta

Scade a fine mese il termine per presentare la richiesta di rimborso dell’Iva pagata «in trasferta» dagli operatori economici nel corso del 2013. Il 30 settembre è l’ultimo giorno utile, fissato dalla normativa comunitaria, per richiedere la restituzione dell’imposta pagata sugli acquisti effettuati nell’anno precedente in uno stato membro diverso da quello in cui il soggetto passivo è stabilito, secondo le disposizioni della direttiva 2008/9/Ce del 12 febbraio 2008.

La domanda va trasmessa per via telematica all’autorità fiscale del paese di stabilimento, che provvederà poi a inoltrarla all’autorità del paese in cui è stato effettuato l’acquisto. Sulla base di accordi di reciprocità, il diritto al rimborso può essere fatto valere anche nei rapporti con paesi terzi (l’Italia ha sottoscritto accordi con Svizzera, Norvegia e Israele).

Il diritto al rimborso dell’Iva estera. Il diritto al rimborso dell’Iva pagata da un soggetto passivo in uno stato membro diverso da quello nel quale è stabilito rappresenta un surrogato necessario del diritto alla detrazione, poiché quest’ultimo diritto, riconosciuto dalla direttiva, non è esercitabile concretamente per l’assenza di imposta a debito. Nella sentenza del 25 ottobre 2012, C-318/11 e C-319/11, la corte di giustizia ha infatti ribadito che il diritto, per il contribuente stabilito in uno stato membro, di ottenere il rimborso dell’Iva assolta in un altro stato membro, quale disciplinato già dall’ottava direttiva, ora dalla citata direttiva 2008/9, trova riscontro nel diritto, istituito a suo favore dalla sesta direttiva (ora direttiva 2006/112) di detrarre l’Iva versata a monte nel proprio stato membro. Ciò significa che il diritto al rimborso si fonda sul medesimo presupposto della detrazione, vale a dire il requisito dell’inerenza, ossia l’esistenza di un nesso immediato e diretto fra il bene o servizio acquistato con un’attività dalla quale scaturiscono operazioni imponibili o assimilate. La stessa direttiva afferma infatti esplicitamente che per poter ottenere il rimborso nell’altro stato membro, il soggetto passivo deve effettuare operazioni che danno diritto alla detrazione nello stato membro in cui è stabilito, e che nel caso di effettuazione di operazioni con parziale diritto alla detrazione, il diritto al rimborso spetta parzialmente, in base al pro rata.

Dal punto di vista oggettivo, inoltre, il diritto al rimborso subisce le stesse limitazioni che la normativa dello stato membro in cui sono effettuati gli acquisti prevede riguardo al diritto alla detrazione. Per esempio, se la normativa tedesca esclude la detrazione dell’Iva sull’acquisto di un determinato bene, l’operatore italiano non potrà chiedere il rimborso dell’Iva pagata per acquistare in Germania detto bene. Analogamente, gli operatori di altri paesi Ue non potranno chiedere il rimborso dell’Iva pagata in Italia sulle spese di rappresentanza (fatta eccezione per i piccoli omaggi), la cui detraibilità è oggettivamente esclusa dall’art. 19-bis1, lett. h), del dpr 633/72.

In considerazione della ratio su cui si fonda, ossia l’impossibilità di recuperare l’Iva attraverso la detrazione, il diritto al rimborso è subordinato alle seguenti condizioni.

1. Assenza di stabile organizzazione

Il rimborso non può essere chiesto dal soggetto passivo che, nel periodo di riferimento, aveva nello stato membro di rimborso la sede della propria attività economica, oppure una stabile organizzazione dalla quale fossero effettuate operazioni commerciali, oppure, in mancanza di sede, il domicilio o la residenza abituale. Sussistendo uno dei predetti elementi di collegamento territoriale, il soggetto è tenuto a identificarsi ai fini Iva e può pertanto recuperare l’imposta sugli acquisti attraverso l’ordinario meccanismo della detrazione (ed eventualmente richiedere il rimborso dell’eccedenza detraibile in sede di dichiarazione annuale o di istanza trimestrale).

Come accennato, la Corte di giustizia, nella citata sentenza del 25 ottobre 2012, ha dichiarato che non è ostativa la presenza di una stabile organizzazione che non effettui però operazioni rilevanti ai fini Iva; osserva infatti la Corte che l’effettiva realizzazione di operazioni imponibili nello stato membro di rimborso costituisce il requisito comune dell’esclusione del diritto al rimborso, a prescindere che il soggetto passivo richiedente abbia o meno una stabile organizzazione in tale stato. In questa ottica, sembra di poter dire che l’inattività non deve essere assoluta, essendo sufficiente che perduri per tutto il periodo di riferimento, come richiesto dalla norma.

Nella sentenza 6 febbraio 2014, C-323/12, la Corte ha inoltre chiarito che non è ostativa al rimborso la mera presenza di un rappresentante fiscale, che non può essere equiparato a una stabile organizzazione; deve ritenersi pertanto superata, sul punto, la risposta n. 40 della faq pubblicata sul sito dell’agenzia delle entrate il 12 luglio 2010.

2. Assenza di operazioni attive (salvo eccezioni)

La seconda condizione richiesta, sempre in relazione al periodo di riferimento, è la mancata effettuazione di cessioni di beni o di prestazioni di servizi territorialmente rilevanti nello stato membro di rimborso. Anche questa condizione si spiega con il fatto che, in via di principio, qualora il soggetto effettui operazioni attive localizzate nel paese del rimborso, è tenuto a identificarsi e a presentare la dichiarazione. La preclusione non è però totale: non è di ostacolo al rimborso diretto, infatti, l’effettuazione delle seguenti operazioni attive:

– prestazioni non imponibili di servizi di trasporto e di servizi a essi accessori;

– cessioni di beni e prestazioni di servizi sottoposte al meccanismo dell’inversione contabile.

Esemplificando, l’impresa tedesca senza stabile organizzazione in Italia, che effettua una prestazione di servizi su un immobile in Italia nei confronti di un committente soggetto passivo italiano, pur effettuando un’operazione territorialmente rilevante nel nostro paese, può chiedere il rimborso, perché debitore dell’imposta relativa all’operazione è il committente con il meccanismo dell’inversione contabile. Se l’impresa effettua la stessa operazione nei confronti di un privato consumatore, invece, non può chiedere il rimborso perché è debitrice dell’imposta ed è tenuta quindi a identificarsi in Italia.

Le suddette condizioni vanno verificate in rapporto al «periodo di riferimento» dell’istanza di rimborso; tale periodo non può essere inferiore al trimestre solare (salvo che si tratti di una frazione residua dell’anno, oppure nei casi di inizio o cessazione dell’attività), né superiore all’anno solare.

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