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Iva: niente risorse, si va verso l’aumento

«Fra 16 giorni senza che il Governo faccia nulla, visto che è stato un provvedimento già deciso dal precedente Esecutivo, noi avremo l’Iva aumentata di un punto dal 21 al 22%». Non ha dubbi il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, che, intervenendo ieri sera alla trasmissione “Porta a Porta”, sottolinea che «in questo momento soldi per evitare l’aumento dell’Iva nel bilancio dello Stato non ce ne sono».
Più diplomaticamente il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, in Aula al Senato per il question time, nel pomeriggio aveva già posto l’accento sul nodo risorse precisando che al momento 8 miliardi di tagli di spesa che servono per abolire l’Imu sull’abitazione principale ed evitare l’aumento Iva non sono «rinvenibili».
Il Governo – ha aggiunto il ministro – è consapevole «degli effetti negativi che l’aumento può provocare in questo momento, ma il reperimento di coperture alternative potrebbe non essere meno gravoso». E Zanonato si dice sulla stessa lunghezza d’onda del collega di Governo: «Non siamo nella possibilità di fare cose miracolose. La mia linea è la stessa di Saccomanni. Ma le cose che dico io danno conto realisticamente della situazione: dobbiamo fare un discorso di verità. Brunetta e Schifani sono degli ottimisti della volontà – ha proseguito il ministro commentando le affermazioni dei due esponenti del Pdl – ma io devo avere il pessimismo dell’intelligenza».
Il ministro dell’Economia, comunque, nel pomeriggio invitava alla cautela, lasciando aperta la strada del differimento dell’aumento Iva in agenda il 1° luglio: «il Governo valuta anche il rinvio di 3 mesi o di un periodo di tempo più lungo che consenta di guardare con più chiarezza all’evoluzione della situazione economica». D’altronde con l’eliminazione di un punto di aumento «la necessità è quella di trovare un finanziamento di 2 miliardi quest’anno e di 4 miliardi per ciascuno degli anni successivi». Il che significa anche che il rinvio di soli tre mesi richiederebbe risorse per almeno un miliardo.
Saccomanni è consapevole che «il sentiero è ben stretto, l’ampiezza tende a ridursi per effetto dell’evoluzione congiunturale, ma l’obiettivo resta sempre quello di agire con tagli alla spesa e alle agevolazioni». Anche se sul quadro congiunturale delle ultime settimane il ministro ha fatto trasparire qualche preoccupazione in più: «La situazione mostra dei segnali che non sono precisamente incoraggianti. C’è un quadro peggiore, questo significa non solo una decrescita ancora seria, ma anche dati negativi per il gettito delle imposte e anche dell’Iva».
A preoccupare sono ora anche i tassi di interesse: «Le tensioni che si sono reintrodotte sui mercati finanziari, di origine americana e giapponese, per l’intensità delle loro politiche monetarie, hanno provocato forti ripercussioni sui mercati che si aspettano una ripresa dei tassi di interesse».
L’altro nodo economico, ma soprattutto politico, è il destino dell’Imu. Anche qui il cantiere del Governo è aperto, tenendo ben presenti tutte le esigenze politiche. Nella riscrittura della tassazione immobiliare, ha assicurato il ministro, «c’è attenzione alla situazione delle imprese e delle tassazione sui capannoni industriali con una misura che, come era stato indicato nelle consultazioni avute al ministero, sembra rispondere alle esigenze delle imprese meglio dell’esenzione Imu, e cioè la possibilità di dedurre l’Imu dal reddito d’impresa».
La risposta al question time al Senato è stata l’occasione anche per ricordare che fino al 14 marzo 2013 l’incasso Imu è stato di 23,792 miliardi di cui 20,329 relativi all’aliquota base, con 3,463 miliardi aggiuntivi, non calcolati inizialmente dagli uffici con l’aliquota base. Un extragettito confluito nelle case dello Stato da considerare come uno dei cardini della manovra di finanza pubblica e che, ha sottolineato il ministro, «ci ha consentito di uscire dalla procedura europea», contribuendo «a sostenere il gettito in un anno in cui si è ridotto».
Sui tempi il Governo non solo intende rispettare la scadenza del 31 agosto per varare la riforma della tassazione sugli immobili, ma auspica una soluzione «ben prima» della fine di agosto che riguarderà anche la Tares. Non sarà, comunque, una riforma blindata: i problemi, ha concluso il ministro, saranno esaminati «in piena collaborazione con il Parlamento, in quella sede dovranno essere fatte le priorità tenendo conto degli impatti».

Infine una sulla partita dei debiti della Pa nei confronti delle imprese, «rispetto ai 40 miliardi che saranno pagati in forza del decreto legge approvato recentemente dal Parlamento» ci sono ancora «ulteriori 20-30 miliardi».

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