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Iva, la nota di variazione mette fretta al creditore

Nei confronti delle procedure concorsuali avviate dal 26 maggio 2021, la nota di variazione in diminuzione, ai fini del recupero dell’Iva sui crediti insoddisfatti, va emessa a pena di decadenza entro il termine di scadenza per la presentazione della dichiarazione annuale Iva relativa all’anno di apertura della procedura. Lo segnala Assonime nella circolare n. 17 del 7 giugno 2021, illustrativa delle modifiche che l’articolo 18 del dl n. 73/2021 (sostegni-bis) ha apportato all’articolo 26 del dpr 633/72, in relazione ai presupposti della rettifica dell’Iva per mancato pagamento del corrispettivo. L’associazione, nell’accogliere favorevolmente la modifica che permetterà alle imprese di recuperare l’imposta sui crediti in sofferenza già all’atto dell’avvio della procedura concorsuale, senza doverne attendere la chiusura, si duole del fatto che il legislatore abbia ritenuto di escludere dall’attesa novità le procedure avviate prima dell’entrata in vigore del decreto, auspicando una correzione di rotta in sede di conversione del provvedimento.

Nella circolare si osserva poi che «l’anticipazione del momento in cui il contribuente ha la possibilità di recuperare l’imposta con il meccanismo della variazione in diminuzione e della conseguente detrazione ha come conseguenza l’anticipazione anche del termine ultimo entro il quale può essere effettuato tale recupero», che può ora avere luogo, al più tardi, «con la dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui la procedura viene avviata» (mentre resta fermo, per le procedure già in essere prima del 26 maggio, il termine della dichiarazione relativa al periodo d’imposta di chiusura della procedura). In attesa di conoscere l’opinione dell’agenzia delle entrate, occorre tuttavia osservare che, come già segnalato, appare possibile (e preferibile) una diversa soluzione, secondo cui il creditore, fermo restando il proprio diritto di emettere la nota di variazione «a partire dalla data» di apertura della procedura, potrebbe liberamente decidere, anche in considerazione delle prospettive concrete di soddisfazione del credito, di rinviare l’esercizio di tale diritto ad un momento successivo, entro il limite temporale che continuerebbe ad essere rappresentato dal termine di scadenza per la presentazione della dichiarazione annuale Iva dell’anno di chiusura della procedura stessa. Una soluzione, questa, che la stessa Assonime, pur dando una diversa lettura della norma, finisce conclusivamente per auspicare, per le motivazioni evidenziate da ItaliaOggi del 27 maggio scorso.

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