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Iva, la fattura si prende più tempo

Il decreto legge salva-infrazioni, uscito dal Consiglio dei ministri di giovedì 6 dicembre, imbarca le nuove regole sulla fatturazione, operative dal 1º gennaio 2013 e stabilite dalla direttiva Ue 2010/45. Al di là dell’iter del decreto che dipende anche dallo scenario parlamentare che si potrebbe determinare, diventa necessario passare in rassegna le novità per non farsi trovare impreparati all’inizio del nuovo anno. In alcuni casi, le modifiche in arrivo incideranno su comportamenti consolidati e, in altri, su prassi solo di recente (e con fatica) messe a regime, come per le regole sul momento di effettuazione delle prestazioni in ambito internazionale, in vigore dal 17 marzo di quest’anno.
Le prestazioni
Rivisitazione del contenuto della fattura, nuova disciplina della fattura semplificata (si veda il contributo a fianco) e fatturazione «differita» per i servizi, da emettere entro il 15 del mese successivo per le prestazioni «individuabili attraverso idonea documentazione» effettuate nello stesso mese solare nei confronti del medesimo soggetto. Ci sono anche queste tra le novità introdotte dalla direttiva. Ma le principali attese riguardavano la soluzione delle difficoltà collegate alla rilevanza delle prestazioni rese o ricevute in base all’ultimazione o al pagamento, anche parziale, del servizio (articolo 6, comma 6, Dpr 633/72). Dal 1º gennaio si allungano i termini – portati al 15° giorno del mese successivo all’effettuazione – per emettere sia le fatture per i servizi «generici» resi a soggetti passivi comunitari ed extracomunitari, sia l’autofattura per i servizi della stessa specie ricevuti da operatori extra Ue; nulla cambia, invece, per le prestazioni diverse da quelle individuate dall’articolo 7-ter del Dpr 633/72, che vanno fatturate al momento del pagamento, salva la possibilità di prefatturare. Quando il prestatore è comunitario e il committente è nazionale, invece, operano le regole degli articoli 46 e 47 del decreto legge 331/93: queste norme valgono anche per i servizi diversi dai «generici» e per le cessioni di beni rilevanti in Italia, se realizzate da operatori Ue.
Le cessioni
Il termine del 15 del mese successivo a consegna o spedizione vale anche per le cessioni intracomunitarie, per le quali, così come per gli acquisti, l’articolo 39 del decreto legge 331/93, modificato dal decreto salva-infrazioni, considera rilevante la data di partenza del trasporto o della spedizione dei beni dall’Italia (o dall’altro Stato membro, per gli acquisti), a prescindere dal pagamento totale o parziale del corrispettivo (l’acconto non conta). Le difficoltà connesse al l’individuazione del momento in cui il bene parte dall’estero sono temperate dalla dilazione del termine ultimo per ricevere la fattura del fornitore comunitario, che l’articolo 46, comma 5, del decreto legge 331/93 porta alla fine del secondo mese successivo all’effettuazione. Decorso questo periodo, scatta l’obbligo di emettere, entro il 15 del mese successivo, l’autofattura da registrare entro la data di emissione e con riferimento al mese prima. Per le cessioni e gli acquisti intracomunitari, in ogni caso, rileva l’emissione anticipata della fattura (a differenza di quanto avviene per i servizi «generici»).
La dicitura
In base all’articolo 17, comma 2, primo periodo, del decreto Iva, devono ancora essere autofatturate le operazioni rilevanti nello Stato, poste in essere da soggetti passivi extracomunitari. In questi casi (articolo 21, comma 6-ter), il documento deve recare l’annotazione «autofatturazione». «Inversione contabile» è la dicitura per le fatture attive (salvo quelle esenti in base all’articolo 10, numeri da 1 a 4 e 9), relative a cessioni o prestazioni fuori campo Iva perché non territoriali (articoli da 7 a 7-septies), emesse nei confronti di soggetti passivi debitori dell’imposta in altri Stati comunitari. L’obbligo di fatturazione, infatti, dal 2013 (articolo 21, comma 6-bis) riguarda anche le operazioni extraterritoriali (ma se rilevanti fuori dell’Ue la fattura indica «operazione non soggetta») concorrendo al volume d’affari (senza incidere sul plafond degli esportatori), con possibili effetti, fra l’altro, sui limiti per le liquidazioni dell’imposta, l’accesso all’Iva per cassa e le comunicazioni black list (per le quali rilevano le operazioni fatturate).

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