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Iva-Irpef, modifiche in vista e per aiutare le fasce deboli il governo cerca 2 miliardi

Il governo è a caccia di 2 miliardi per le modifiche alla legge di Stabilità ma è anche pronto a fare una scelta definitiva tra Iva e Irpef. L’opzione totale per Iva o per Irpef non richiederebbe nuove risorse ma solo di dislocare diversamente quelle esistenti: o intervenire per sterilizzare completamente l’Iva e rinunciare al taglio Irpef oppure lasciare correre l’aumento Iva e indirizzare le risorse tutte sulla diminuzione del-l’Irpef. O l’una o l’altra, proprio per evitare che i due effetti sommati si annullino e diano appunto risultato «zero» come ha dimostrato una studio del Cer pubblicato ieri da Repubblica.
Il pressing dei partiti, dal Pd al Pdl, i dati sfornati da molti centri studi e tutti critici nei confronti dell’operazione Iva-Irpef hanno convinto il premier Monti e il suo ministro del Tesoro Grilli: ormai aprono alle modifiche e parlano senza problemi di «ritocchi». Naturalmente a «saldi invariati» senza mettere in discussione il pareggio di bilancio nel 2013.
A conti fatti se l’aut-aut, o l’Iva o l’Irpef, non costerebbe nulla circa due miliardi sono necessari per gli altri interventi che pure vengono chiesti dalla maggioranza.
L’obiettivo è quello di evitare tagli alla carne viva del paese e alle fasce più deboli: inderogabile sembra il ripristino dell’esenzione Irpef per i pensionati di guerra (il taglio permetteva di risparmiare 195,9 milioni) e anche Fini ha evocato il problema parlando nei giorni scorsi a El Alamein. Sempre sul tessuto più delicato della società preme l’innalzamento dell’aliquota Iva agevolata dal 4 al 10 per cento per le società no profit (il giro di vite fruttava 153 miliardi): anche qui si parla di modifiche. Senza contare che tra le richieste figura anche l’incremento dei fondi per gli esodati
(ora limitati a soli 100 milioni). Nel menù del pacchetto di emendamenti della maggioranza dovrebbe figurare anche l’abolizione della norma che porta a 24 ore, a parità di stipendio, l’impegno settimanale degli insegnanti. Ma il tema principale che si affaccia in queste ore, che sarà oggetto dei vertici dei relatori Baretta (Pd) e Brunetta (Pdl) con le rispettive maggioranze e con il governo, è quello dell’intervento Iva-Irpef. «Bisogna rimodulare il rapporto Iva-Irpef: i redditi più bassi – ha osservato ieri il relatore Baretta – risultano in assoluto penalizzati. Il rapporto Cer conferma le nostre preoccupazioni sugli effetti della legge di Stabilità sulle famiglie. I redditi più bassi risultano in assoluto i più penalizzati. Ma quelli medi, che avrebbero qualche vantaggio dalla riduzione dell’Irpef sono colpiti dall’aumento dell’Iva. Converrà dunque rimodulare la distribuzione ». Tuttavia il ministro del Tesoro Grilli sembrerebbe orientato, in caso di scelta, a optare per l’Irpef piuttosto che su una ulteriore sterilizzazione dell’Iva: «Le imposte indirette devono essere relativamente alte, lo dicono Ocse e Fmi. Dell’Iva ridotta beneficia di più chi spende di più», ha osservato ieri.
Tornando all’insieme delle modifiche, altre risorse verrebbero dall’abolizione dei tetti agli «sconti» fiscali. Dal pacchetto verrebbe espunto il tetto di 3.000 euro alle detrazioni (basta un mutuo e non si detrae più niente) e la franchigia di 250 su deduzioni e detrazioni (con l’attuale testo perdite secche di 47,5 euro per ogni detrazione e a seconda dello scaglione fino a 100 euro per le deduzioni). Qui l’idea è quella di fare un intervento mirato cercando di disboscare le detrazioni e le deduzioni poco utilizzate o incongrue evitando così il taglio lineare e recuperando risorse anche se non in grado di sostituire il miliardo che ora frutta l’intera operazione.
Lo stesso ministro dell’Economia ieri ha espresso l’intenzione di legare gli sconti fiscali al reddito Isee (cioè il reddito familiare completo di immobili e patrimoni mobiliari). Altre risorse — secondo fonti della maggioranza — potrebbero anche essere recuperate con l’«emendamento-Giavazzi», cioè il piano di tagli alle agevolazioni delle imprese studiato dall’economista. Senza contare che lotta all’evasione e soprattutto calo dei tassi — valutato i cinque miliardi — potrebbero fornire altre risorse e aprire i margini per interventi più ampi. Altre risorse sono state «svelate» ieri da Grilli: «Nel ddl stabilità — ha detto — c’è a disposizione un fondo da 900 milioni che abbiamo pensato per fini sociali: sarà il Parlamento a decidere la destinazione di quelle risorse e utilizzarle per fini sociali o per correggere deduzioni e detrazioni».

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