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Iva indetraibile con distinguo Deve esserci frode o negligenza

Non necessariamente l’Iva risultante da fatture soggettivamente fittizie è indetraibile, ma solo se vi è stata frode e il comportamento dell’utilizzatore è stato negligente: quando l’operazione è stata effettuata da un soggetto diverso da quello che ha rilasciato la fattura, il fisco può negare la detrazione se prova con elementi oggettivi che l’utilizzatore era, o avrebbe dovuto essere, a conoscenza della frode fiscale. Il principio è stato stabilito dalla Corte di giustizia Ue in una delle recenti sentenze ricordate in queste pagine, riguardanti diversi aspetti della normativa sull’Iva, con le quali si conclude la rassegna sulla giurisprudenza comunitaria dell’ultimo anno giudiziario.

Fatture soggettivamente fittizie

L’amministrazione finanziaria bulgara aveva contestato a una società la detrazione dell’Iva indicata nelle fatture emesse da alcuni fornitori che, in occasione dei controlli, erano risultati privi delle risorse necessarie per erogare i servizi fatturati, effettivamente acquisiti dalla società. Questa aveva impugnato l’accertamento, sostenendo di essere in possesso di fatture e documenti contrattuali regolari, che le fatture erano state pagate tramite banca e che erano state registrate nelle scritture contabili dei fornitori, i quali avevano dichiarato l’Iva fatturata. Dalla vicenda è scaturito il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia, sollecitata a chiarire se la direttiva consenta o meno che un soggetto passivo effettui la detrazione dell’Iva riportata nelle fatture emesse da un prestatore di servizi, qualora risulti che il servizio è stato effettivamente fornito, ma non da tale prestatore o da un suo subappaltatore, perché costoro non disponevano del personale e delle risorse necessarie, né avevano contabilizzato le spese delle prestazioni, e inoltre che l’identità dei firmatari di taluni documenti a titolo di prestatori del servizio era inesatta.

Nella sentenza, pronunciata il 13 febbraio 2014, C-18/13, la Corte ha dichiarato che il diritto alla detrazione può essere negato al soggetto passivo che abbia acquistato beni o servizi solamente se l’amministrazione dimostri, alla luce di elementi oggettivi, che egli sapeva o avrebbe dovuto sapere che, con il proprio acquisto, il soggetto partecipava a un’operazione che si inseriva in un’evasione dell’Iva commessa dal fornitore o da altro operatore intervenuto a monte o a valle nella catena delle operazioni. La semplice circostanza che la prestazione fornita alla società non sarebbe stata effettivamente realizzata dal soggetto emittente la fattura o dal suo subappaltatore, desunta dagli elementi sopra indicati, non è sufficiente, di per sé, a escludere il diritto a detrazione.

No al pro rata «mondiale»

Secondo la sentenza 12 settembre 2013, C-388/11, la casa madre e le sue stabili organizzazioni estere devono determinare in modo distinto la percentuale dell’Iva ammessa in detrazione, in relazione all’attività economica esercitata da ciascuna articolazione nel proprio territorio. Ai detti fini, inoltre, non si può tenere conto delle operazioni realizzate dalla succursale stabilita fuori dell’Ue. La prima questione posta alla Corte mirava a sapere come dovesse determinarsi il pro rata di detrazione della sede principale e quello delle succursali, e più precisamente se la sede principale potesse prendere in considerazione il fatturato realizzato dalle sedi secondarie stabilite in altri stati membri. La Corte osserva anzitutto che la lettera delle disposizioni di riferimento non consente una risposta affermativa. Sotto il profilo sistematico, poi, la società che ha fissato la propria sede in uno stato membro e che dispone di una stabile organizzazione in un altro stato membro, ai fini della determinazione del diritto alla detrazione, deve essere considerata come stabilita in quest’ultimo stato per le attività che in esso vengono svolte e non potrà pretendere il rimborso dell’Iva ai sensi dell’ottava direttiva, che compete, in luogo della detrazione, solo ai soggetti non stabiliti. Spetta dunque alla stabile organizzazione esercitare, nello stato membro in cui è situata, il diritto alla detrazione dell’Iva relativa agli acquisti ivi realizzati.

Pertanto, il principio, sancito dalla Corte in una precedente sentenza, secondo cui la stabile organizzazione situata in uno stato membro e la sede principale situata in un altro stato membro costituiscono un unico soggetto Iva, implica che un unico soggetto passivo è sottoposto, oltre al regime applicabile nello stato in cui ha sede, a tanti regimi di detrazione nazionali quanti sono gli stati membri in cui egli dispone di stabili organizzazioni. Poiché le modalità di calcolo del pro rata sono un elemento fondamentale del sistema delle detrazioni, non si può, senza pregiudicare il sistema, tenere conto, nel calcolo del pro rata della sede principale, delle operazioni realizzate da tutte le stabili organizzazioni negli altri stati membri.

La Corte ha inoltre escluso la possibilità della casa madre di prendere in considerazione, ai fini del pro rata, il fatturato realizzato dalle sue succursali stabilite in paesi terzi, osservando che nella normativa non esiste alcun elemento che consenta di concludere in senso affermativo. Né una simile conclusione può sostenersi in base all’argomento per cui la società con sede principale in uno stato membro e succursale in un paese terzo deve ricevere lo stesso trattamento tributario di una società che fornisce le stesse prestazioni di servizi senza una succursale, oppure che dispone, a tale scopo, di una controllata in detto stato terzo: tali differenti opzioni riflettono infatti situazioni chiaramente distinte e non possono ricevere lo stesso trattamento tributario. La Corte ha infine escluso che l’art. 17, par. 5, terzo comma, della sesta direttiva, che consente agli stati membri di autorizzare il soggetto passivo a calcolare distinti pro rata per ciascun settore dell’attività, possa interpretarsi nel senso di intendere per «settore dell’attività» la succursale stabilita all’estero.

Settima puntata – Le precedenti sono state pubblicate il 15, 19, 21, 23, 28 agosto e 3 settembre 2014 su ItaliaOggi

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