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Iva, il soggetto passivo estero non è costretto a identificarsi

Cade l’obbligo per le imprese italiane di acquistare pubblicità online elusivamente da fornitori titolari di un numero di partita Iva rilasciata dall’amministrazione finanziaria italiana. Il dl «Salva-Roma ter», approvato dal consiglio dei ministri e in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, dispone infatti l’abrogazione del comma 33 della legge n. 147/2013, che ha integrato il dpr 633/72 aggiungendo l’art. 17-bis, il quale impone ai soggetti passivi italiani di acquisire questi servizi soltanto da contribuenti registrati ai fini Iva in Italia.

L’integrazione, che già la stessa legge 147, dopo le perplessità da più parti sollevate sul progetto, aveva collocato in posizione di stand by fino al luglio prossimo, viene ora opportunamente rimossa. È l’unico epilogo di una disposizione non soltanto di dubbia compatibilità comunitaria, ma di nessuna utilità concreta sia sotto il profilo Iva, sia ai fini della soluzione del vero problema, rappresentato della tassazione reddituale dei proventi realizzati dai cosiddetti giganti del web.

Secondo il comma 1 del predetto art. 17-bis, «i soggetti passivi che intendano acquistare servizi di pubblicità e link sponsorizzati online, anche attraverso centri media e operatori terzi, sono obbligati ad acquistarli da soggetti titolari di una partita Iva rilasciata dall’amministrazione finanziaria italiana». Il comma 2 prevede inoltre che «gli spazi pubblicitari online e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca (servizi di search advertising), visualizzabili sul territorio italiano durante la visita di un sito internet o la fruizione di un servizio on line attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili, devono essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti, quali editori, concessionarie pubblicitarie, motori di ricerca o altro operatore pubblicitario, titolari di partita Iva rilasciata dall’amministrazione finanziaria italiana. La presente disposizione si applica anche nel caso in cui l’operazione di compravendita sia stata effettuata mediante centri media, operatori terzi e soggetti inserzionisti».

In proposito, l’ufficio studi della camera dei deputati aveva evidenziato come queste disposizioni potessero rappresentare una violazione della libera circolazione dei servizi. Ancora più evidenti i profili di incompatibilità con la disciplina comunitaria dell’Iva contenuta nella direttiva 2006/112/Ce, che non permette agli stati membri di imporre ai soggetti passivi esteri di identificarsi ai fini dell’Iva se non sono debitori dell’imposta su operazioni imponibili effettuate nel proprio territorio (questo, in sostanza, era l’effetto delle disposizioni, a dispetto della formulazione letterale indirizzata ai committenti nazionali).

Secondo la disciplina comunitaria, il soggetto estero che effettua prestazioni di servizi c.d. generiche (fra cui rientrano le prestazioni pubblicitarie, anche via web) nei confronti di committenti soggetti passivi italiani, compie prestazioni che si considerano territoriali in Italia, in base al principio di tassazione a destinazione dei rapporti B2B dettato dall’art. 44 della direttiva. Tuttavia, in tale situazione, il debitore dell’imposta in Italia non è il prestatore estero, bensì il committente nazionale: anche questa regola (che peraltro l’Italia ha esteso a tutte le operazioni effettuate da fornitori esteri nei confronti di soggetti passivi nazionali) è armonizzata a livello unionale dall’art. 196 della suddetta direttiva.

Ne discende che il soggetto passivo estero che effettua operazioni per le quali non è debitore dell’Iva in Italia non può essere obbligato a identificarsi: l’art. 214 della direttiva prevede infatti che gli stati membri identifichino ai fini Iva ogni soggetto passivo che effettua nel loro territorio cessioni di beni o prestazioni di servizi che gli danno diritto a detrazione, diverse dalle cessioni di beni o prestazioni di servizi per le quali l’Iva è dovuta unicamente dal destinatario a norma degli articoli da 194 a 197 e 199. Oltretutto, quand’anche il fornitore estero fosse titolare di una posizione Iva italiana, in base alla normativa nazionale non potrebbe comunque addebitare l’imposta ai clienti soggetti passivi italiani, che infatti devono assolvere l’imposta con il meccanismo dell’inversione contabile.

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