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Iva falsa, reato di bancarotta

Rischia una condanna per bancarotta l’imprenditore che forma fatture false esponendo in bilancio un credito Iva inesistente, portando l’azienda al dissesto per le troppe sanzioni fiscali accumulate.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 11956 del 15 marzo 2018, ha confermato la responsabilità penale per bancarotta impropria a carico degli amministratori di fatto di una srl.

Alle obiezioni con le quali la difesa ha sostenuto che i manager non hanno creato un dissesto immediato con la frode carosello i Supremi giudici hanno risposto che era prevedibile l’applicazione di sanzioni tali da mandare in tilt le casse dell’azienda.

Per dirla con le parole degli Ermellini, infatti, integra il delitto di causazione del fallimento per effetto di operazioni dolose, ai sensi dell’art. 223, comma secondo, n. 2, legge fall. il meccanismo di frode fiscale realizzato attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e la costituzione di apposite società fittizie finalizzate a ottenere liquidità con gli anticipi bancari e la detrazione dell’Iva sulle merci acquistate e collocate sul mercato a prezzi concorrenziali la cui interruzione abbia provocato il tracollo finanziario e dunque il fallimento della società, potendo il reato fallimentare concorrere con quello tributario per diversità del bene tutelato, dell’elemento oggettivo e di quello soggettivo. Inoltre, aggiunge in un altro interessante passaggio la Cassazione, trattandosi di reato preterintenzionale, il fallimento non deve necessariamente essere voluto quale conseguenza della condotta.

Debora Alberici

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