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Iva evasa, paga il professionista

Il rappresentante fiscale risponde del reato di omesso versamento dell’Iva da parte della società estera da lui rappresentata, a nulla rilevando che egli sia un professionista esterno, estraneo alla gestione e alla decisioni societarie. A fornire questa interpretazione è la Corte di cassazione con la sentenza 26356 depositata ieri.
La Corte d’appello aveva confermato la condanna inflitta in primo grado a otto mesi di reclusione a un professionista italiano, rappresentante fiscale di una società inglese, per il reato previsto e punito dall’articolo 10 ter del Dlgs 74/2000 in quanto la società estera aveva omesso di versare Iva risultante dalla dichiarazione annuale al di sopra la soglia di punibilità penale (circa 184.000 euro).
La medesima Corte aveva ridotto invece le pene accessorie comminate al professionista (incapacità di contrattare con la Pa e interdizione dalle funzioni di assistenza e rappresentanza tributaria). Secondo i giudici di secondo grado, in particolare, la responsabilità di un rappresentante fiscale in Italia di una società estera, ricomprende anche quella penale in merito all’omesso versamento dell’Iva. L’assunzione di tale responsabilità deriva, infatti, dall’accettazione della nomina, a prescindere dal fatto che egli sia estraneo alla gestione societaria e non sia neanche autorizzato a operare sul conto corrente della società.
Avverso tale decisione era proposto ricorso per Cassazione nel quale, in buona sostanza, veniva lamentato che il delitto in contestazione prevede una responsabilità a titolo di dolo e non di colpa.
Poiché la governance della azienda non aveva messo il professionista nelle condizioni di pagare il dovuto, ed essendo egli estraneo alla gestione societaria (tanto da non essere neanche autorizzato a operare sui conti) occorreva escludere la sua responsabilità penale. La Cassazione ha invece confermato al sentenza di appello e quindi la condanna inflitta.
I giudici di legittimità hanno innanzitutto evidenziato che, a norma dell’articolo 17 del Dpr 633/72, il rappresentante fiscale è responsabile in solido con il rappresentato circa gli obblighi in materia di Iva.
Il delitto di omesso versamento Iva (articolo 10 ter del Dlgs n. 74/2000) riguarda «chiunque» omette di versare l’imposta dovuta in base alla dichiarazione annuale e pertanto va ricompreso anche il rappresentante fiscale. A nulla rileva che egli risulti non interessato alla gestione societaria e non sia autorizzato a operare sui conti dell’impresa. Infatti, precisa la sentenza, dalla volontaria accettazione della nomina scaturiscono gli obblighi di carattere fiscale in base al ripetuto articolo 17 del Dpr 633/72 e, in ipotesi di violazione, anche le conseguenze di carattere penale.
La decisione della Cassazione deve far riflettere in quanto molti studi professionali sono rappresentanti fiscali di società estere operanti in Italia. Va da sé che, considerazione di quanto precisato dalla sentenza, una volta assunto tale incarico, se la società estera dovesse decidere di non versare l’Iva, il professionista, per evitare il reato – e quindi la condanna penale con tutte le conseguenze anche derivanti dall’applicazione delle pene accessorie – non avrebbe altra scelta che provvedere al pagamento dell’imposta con propri fondi. Peraltro non va dimenticato che alla condanna definitiva consegue la confisca per equivalente (nella specie nei confronti del rappresentante) di importo pari a quello non versato.

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