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Iva, crollano le compensazioni

Crollano nel 2010 le compensazioni orizzontali dei crediti Iva. Aumentano al contempo del 5% gli importi richiesti a rimborso annuale. La stretta varata con il dl n. 78/2009 per i crediti Iva superiori a 10 mila euro fa segnare nel primo anno di piena applicazione una contrazione degli importi compensati in F24 da 16,5 a 10,1 mld di euro, con un calo del 39%. Il dato, già reso noto lo scorso anno dall’Agenzia delle entrate, ha trovato ieri conferma nelle statistiche del Dipartimento delle finanze che ha diffuso le informazioni relative a numerose tipologie di dichiarazioni fiscali presentate dai contribuenti nel 2011 e relative al periodo d’imposta 2010 (Iva, società di persone, enti non commerciali, registro e successioni, studi di settore).

Dichiarazioni Iva. Sono oltre 5,1 mln i contribuenti che nel 2011 hanno presentato dichiarazione Iva. Il dato fa segnare un calo dell’1% rispetto al 2010, causato dalla mancata presentazione della dichiarazione da parte di chi ha optato per il regime dei minimi previsto in favore dei soggetti con ricavi fino a 30 mila euro (adesioni 2010 a +14,4%). Da evidenziare che oltre il 65% dei 3.105 mld di volume d’affari complessivi è imputabile allo 0,85% della platea, cioè realtà con fatturato sopra i 7 mln di euro. Dal punto di vista geografico, il Df rileva che nelle regioni del Nord-ovest viene generato il 40% dei ricavi e si produce il 45% dell’Iva di competenza. Nel complesso, il 2010 è stato un anno di temporanea ripresa: il volume d’affari dichiarato è cresciuto del 3,8% rispetto al 2009, mentre gli acquisti e le importazioni (pari a 2.503 mld di euro) hanno fatto segnare un +6,9%. Il trend positivo ha riguardato principalmente attività manifatturiere e commercio. Detto delle compensazioni verticali ridotte di circa il 40%, il totale dell’Iva a credito è invece rimasto ai livelli del 2009, passando da 43 a 44 mld di euro. Sempre nel 2010 lieve crescita per i crediti Iva indicati in dichiarazione per essere compensati e/o detratti nell’anno successivo (da 38 a 38,9 mld, +2,39%), mentre gli importi chiesti a rimborso annuale sono passati da 4,8 a 5,1 mld (+5,4%).

Studi di settore. L’applicazione degli studi di settore ha riguardato nel 2010 quasi 3,5 mln di soggetti, con un calo dello 0,42% rispetto all’anno precedente. Nel 63% dei casi si tratta di persone fisiche. È quanto emerge dal monitoraggio realizzato dal Df in collaborazione con Sose e Agenzia delle entrate. Anche in questo comparto, in linea con la momentanea ripresa economica, si registra un aumento dei ricavi/compensi dell’1%, con un reddito medio dichiarato pari a 27.300 euro per le persone fisiche (+3,1% rispetto al 2009), a 37.500 per le società di persone (+4,3%) e a 31.600 per società di capitali ed enti (+19,7%). Dal punto di vista settoriale, guidano le libere professioni con 49.500 euro dichiarati in media. Il dato più basso si registra tra i commercianti (20.400 euro). Un dato interessante emerge dal raffronto tra redditi medi e congruità: escludendo i contribuenti con introiti fino a 30 mila euro, si passa complessivamente da un reddito medio di 43.200 euro per i soggetti congrui ad una perdita media di 900 euro per i non congrui.

Società di persone. Le dichiarazioni presentate nel 2011 sono state 993.284 (-1,28%). Il reddito medio denunciato dalle società di persone per l’anno 2010 è stato di 41.960 euro, sostanzialmente stabile (+0,41%), dopo che nel 2009 si era registrato un decremento del 6,78%. Le performance migliori sono giunte da manifatture (+3,1%) e hotel e ristoranti (+2,9%). Nel settore edile l’andamento peggiore (-2%).

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