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Iva, crediti ampi

In caso di dichiarazione Iva omessa, il credito effettivamente spettante è, comunque, detraibile nella dichiarazione prodotta l’anno successivo; la neutralità dell’Iva comporta che, pure in mancanza della dichiarazione annuale l’eccedenza (spettante) deve essere legittimamente riconosciuta dal giudice tributario. Lo ha stabilito la sezione prima della Commissione tributaria regionale di Roma nella sentenza n. 6168/2016 (presidente Oddi, relatore Tozzi) depositata in segreteria il 18 ottobre scorso. Si tratta di un ricorso presentato avverso una cartella di pagamento con cui, l’Agenzia delle entrate di Roma Uno, a seguito di controllo ex articoli 36-bis del dpr n. 600/73 e 54-bis del dpr n. 633/72, disconosceva l’imposta riportata ai fini Iva dall’anno precedente, per il quale la dichiarazione risultava omessa. Il ricorso presentato alla Commissione tributaria provinciale di Roma veniva rigettato. Il primo giudice riteneva che non risultasse in alcun modo provata l’esistenza del credito Iva; nemmeno in sede di ricorso erano stati forniti elementi alla Commissione per verificare l’esistenza del credito. Dopo aver rilevato come la società, in più occasioni, avesse richiesto all’Ufficio la verifica della constatazione del credito, la Commissione tributaria regionale di Roma ha accolto l’appello e annullato la cartella. «Per la risoluzione della vertenza», si legge nella sentenza, «giova ricordare l’insegnamento della Cassazione nelle sentenze a Sezioni unite n. 17757 e n. 17758/2016». In questi giudicati, il Supremo collegio dice che «la neutralità dell’imposizione armonizzata sul valore aggiunto comporta che, pure in mancanza di dichiarazione annuale, l’eccedenza d’imposta risultante da dichiarazioni periodiche, e regolari versamenti per un anno e dedotta entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, sia riconosciuta dal giudice tributario». L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 21/E del 2013 superando il precedente orientamento del 2012, ha stabilito che in caso di omessa dichiarazione e riporto del credito nell’anno successivo «viene riconosciuta la spettanza del credito sulla base della documentazione contabile esibita dal contribuente». Se il contribuente ritiene che il credito non dichiarato sia fondatamente ed effettivamente spettante, può attestarne l’esistenza contabile, mediante la produzione di idonea documentazione all’Ufficio competente entro 30 giorni successivi al ricevimento della comunicazione di irregolarità. L’Agenzia precisa che rimangono comunque dovute la sanzione di cui all’art. 13, dlgs n. 471/97, e gli interessi sulla parte di credito effettivamente utilizzata.

Benito Fuoco

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