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Iva, cessioni su eBay presuntivamente imponibili

Le cessioni di beni, operate da una società tramite account eBay, si considerano presuntivamente imponibili Iva, salvo prova contraria, idonea a dimostrare la natura privata dei cessionari. Questo quanto deciso dalla Commissione tributaria regionale per la Puglia, con sentenza 498 dell’11 febbraio scorso.

Nel caso in esame, l’Agenzia delle entrate effettuava un accertamento induttivo nei confronti di una società italiana che aveva venduto alcuni beni tramite un account sulla piattaforma eBay, ritenendo che tali cessioni non fossero state correttamente contabilizzate e dichiarate ai fini reddituali e Iva. La società contestava l’operato dell’ufficio rilevando, in generale, un’impostazione superficiale dell’accertamento e, in concreto, che le vendite contestate erano state effettuata da un’altra società (tedesca), le cui quote erano state acquistate dalla società accertata (potendo costituire, eventualmente, cessioni intracomunitarie non imponibili). Tanto i giudici di prime cure, quanto i giudici di appello, tuttavia, respingevano le tesi avanzate dalla contribuente.

In particolare la Ctr pugliese, dopo aver osservato che, da quanto emerso in corso di causa, «la società estera non esisteva giuridicamente e le relative fatture sono, pertanto, illegittime», afferma che (i) l’onere di dimostrare che gli acquirenti su eBay fossero privati grava sulla società accertata e che (ii) in mancanza di tali elementi probatori (non rivenuti nel caso specifico), è corretto presumere (anche in assenza di elementi gravi, precisi e concordanti, cosiddette presunzioni semplicissime) che tali cessioni siano state effettuate verso soggetti Iva (costituendo, dunque, operazioni imponibili in Italia).

La sentenza in esame, sebbene affronti specificatamente il tema della natura dei soggetti che acquistano tramite e-commerce (presumendone la natura privata, salvo prova contraria), appare in continuità con un più ampio filone giurisprudenziale che legittima il ricorso ai dati forniti dalle piattaforme di commercio elettronico (in particolare eBay) per fondare accertamenti induttivi, anche basati su presunzioni semplicissime (cfr. Cass. ord. 26987/2019).

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